7 luglio 1940 : nasce Richard Starkey (RINGO STARR)


7 LUGLIO 1940: NASCE RICHARD STARKEY (RINGO STARR)

7 LUGLIO 1940 A LIVERPOOL NASCE RICHARD STARKEY (RINGO STARR)  - THE BEAT CIRCUS CUNEO

Richard Starkey, l’ultimo dei quattro ragazzi ad entrare nella formazione dei Beatles, è in realtà il più anziano dei Fab Four:  nacque infatti al n° 9 di Madryn Street, nella camera di una villetta a schiera, nel quartiere di Dingle, zona operaia di Liverpool, il 7 luglio 1940. Nel breve periodo che trascorsero insieme, Richard e suo padre furono per tutti Little Richie e Big Richie. Gli sguardi di Elsie Gleave e di Big Richie si erano incrociati per la prima volta fra le torte ed i pasticcini del panificio dove lavoravano entrambi. Little Richie fu l’unico prodotto di un matrimonio infelice durato appena sette anni e terminato nel 1943 quando Elsie aveva ventinove anni ed il piccolo Richard appena tre. Il bambino in cerca di una spiegazione sulla partenza del padre, ottenne sempre poche informazioni, ma la sua opinione su quella figura indefinita che avrebbe rivisto solo di rado era talmente avvelenata che, in alcune delle poche occasioni in cui si incontrarono, non si parlarono neanche. L’abbandono da parte del padre, oltre all’anno di nascita, è una delle caratteristiche che accomuna Ringo Starr ad un altro Beatle: John Lennon. Nel 1944 Elsie si spostò insieme al figlioletto dall’abitazione dove Richard era nato – a una casa più piccola e modesta con due sole stanze da letto situata nella non lontana Admiral Grove, al n° 10 . Nonostanta le difficoltà economiche la madre cerco di allevare il figlioletto senza fargli mancare nulla. Le condizioni economiche di Elsie e Richard migliorarono quando lei potè smettere di lavorare sposando nel 1953, con il consenso del figlio, Harry Graves, un pittore e decoratore di Romford.

Da piccolo, Ritchie fu perseguitato dalle malattie che compromisero la sua formazione scolastica. A sei anni fu operato di appendicite acuta, rimanendo per due mesi in stato di coma, dal quale riemerse dopo altri interventi che lo costrinsero a stare in ospedale per diversi mesi. A tredici anni, in vacanza con la madre ed il suo nuovo compagno a Romford dai genitori di Harry, allo scoppio di un temporale, il cocciuto Richard si rifiutò di indossare un impermeabile. Il semplice raffreddore che ne conseguì degenerò in una pleurite cronica che lo costrinse ad un altro ricovero, questa volta presso l’ Heswall Children’s Hospital nella rurale Wirral in cui restò fino al 1955. Harry contribuì a stimolare l’interesse del futuro Beatle per la musica comprandogli una batteria, strumento che il ragazzo imparò a padroneggiare proprio durante la permanenza nel sanatorio in cui era ricoverato. Ancora una volta la sua carriera scolastica era stata interrotta, e terminò ufficialmente nel 1955, quando si era rimesso abbastanza in forze da tornare a casa. Ora non gli restava altro che recarsi alla Dingle Vale per ritirare il certificato che dimostrava l’abbandono. “Era necessario per trovare un lavoro. Non si ricordavano neanche più di me” ricorda Ringo Starr in diverse interviste. Ancora più umiliante fu un colloquio all’ Ufficio di collocamento giovani per un posto da fattorino alle ferrovie inglesi.

Dopo aver svolto alcuni lavori saltuari, nel 1960 divenne batterista professionista e – dopo aver adottato lo pseudonimo di “Ringo” per via dell’abitudine di portare numerosi anelli (rings in inglese) – iniziò a suonare con il gruppo di Liverpoo, Rory Storm & The Hurricanes. Quello stesso anno, durante una tournée in Germania ad Amburgo, incontrò un alto gruppo di Liverpool , i Beatles che fornivano supporto alle esibizioni del cantante inglese Tony Sheridan . Nel 1962, dopo del provino dei Beatles alla EMI-Parlophone, sostituì Pete Best all’interno della formazione: il 6 giugno Pete Best non convinse il futuro produttore dei Beatles George Martin, il quale comunicò al menager del complesso, Brian Epstein, che il gruppo sarebbe stato preso se si fosse cambiato il batterista. Così le scelte ricaddero su Richard, in virtù dell’amicizia nata ad Amburgo con gli altri tre Beatles. Dopo essere stato convinto da john e Paul ad accettare di entrare nel gruppo, dopo una sola prova di due ore, Ringo debuttò ufficialmente nei Beatles sabato 18 agosto 1962 ad un ballo della Horticultural Society di Birkenhead, di fronte a circa cinquecento persone.

Buon ultimo – a torto – nella gerarchia e nella popolarità all’interno dei Beatles , Ringo Starr brillò quasi sempre di luce riflessa (Ringo è stato spesso definito come l’uomo più fortunato degli anni sessanta), assumendo negli anni un ruolo di comprimario, un po’ goffo e non molto attraente, in netto contrasto con le “splendenti” personalità dei più illustri colleghi. Va però detto che, grazie al suo carattere gioviale e bonario, riuscì spesso a mitigare e ridimensionare le tensioni e lo spirito competitivo che percorrevano il gruppo e ne avvelenavano il clima. In compenso fu il “Beatle” più apprezzato nelle loro partecipazioni cinematografiche.

Per anni si limitò all’accompagnamento strumentale dei Beatles e solo occasionalmente gli furono affidate parti vocali, solitamente una canzone per album: “Boys” su “Please Please Me”, “I Wanna Be Your Man” su “Whit The Beatles”,” Act Naturally” su “Help!”, “Yellow Submarine” sull’album omonimo, “Whit A Little Help From My Friends” su “Sgt. Pepper’s”  le più famose. In quel periodo Ringo non fu molto prolifico come compositore: per il quartetto scrisse soltanto “Don’t Pass Me By” (“The Beatles”) e “Octopus’s  Garden” (“Abbey Road”). Nel film “Let It Be” si vede George Harrison che aiuta Ringo nella composizione  dell ritornello della canzone. Starr risulta inoltre accreditato come co-autore assieme a Lennon e McCartney in “What Goes On” (“Rubber Soul”), ed assieme a Lennon, McCartney e Harrison in “Flying” (“Magical Mystery Tour”) e “Dig It” (“Let It Be”).

In aggiunta allle brillanti doti da musicista, Starr vanta una discreta carriera cinematografica, iniziata durante la carriera con i Beatles (“Help!” e “A Hard Day’s Night”, entrambi di Richard Lester, in Italia noti rispettivamente come “Aiuto!” e “Tutti Per Uno”) e protrattasi durante tutti gli anni sessanta. A parte quelli girati durante la parentesi beatlesiana, il primo film a cui prese parte fu “Candy E Il Suo Pazzo Mondo” (1968), nel quale ebbe una parte al fianco di Charles Aznavour, Marlon Brando ed Eva Aulin. Poi recitò in “The Magic Christian” (1969), con Peter Seller e Raquel Welch.

Sul fronte discografico, Ringo ha esordito come artista solista poco prima della separazione dei Beatles con l’album “Sentimentalk Journey” (1970), una collezione di rifacimenti di vecchi brani portati al successo tra gli anni trenta e gli anni cinquanta da vari artisti (fra cui Doris Day, Fred Astaire e Louis Armstrong).

L’album fu accolto tiepidamente dai “fans” e fu sonoramente stroncato dai critici che lo definirono inutile, caramelloso, noioso; Ringo si giustificò pubblicamente dichiarando: “L’ho fatto per mia Madre!”

A breve distanza seguì “Beeaucoups Of Blues” (1970), un album notevolmente migliore del primo in tipico stile country and western, che confermava la sua predilezione per uno stile sostenuto e promosso già in alcune sue interpretazioni con i Beatles. Fu registrato a Nashville con i migliori session-man locali disponibili e ricevette più consensi del precedente ed ebbe un buon riscontro di vendite.

Nello stesso periodo Starr, nonostante lo scioglimento dei Beatles, apparve in molti dischi di suoi ex colleghi (fu l’unico ex Beatle a suonare in dischi di tutti e tre gli ex compagni di avventura).

La scalata al successo e alle classifiche di vendita iniziò però solo con i singoli “It Don’t Come Easy”  (1971), presentata anche al Concerto per il Bangladesh organizzato da George Harrison (da cui fu tratto dal triplo album ”Concert For Bangla Desh”) nell’agosto dello stesso anno e con “Back Off Boogaloo” (1972), entrambe sue composizioni.

Alla fine del 1973 Starr arriva in testa alla classifica americana con l’album ”Ringo”, forte di due primi posti a 45 giri con “Photograph” e “You’ re Sixteen” e di un buon piazzamento nei Top 10 con “Oh My My”. L’album rappresenta il suo successo più importante sotto il profilo sia artistico sia commerciale. È stato registrato con la partecipazione, tra gli altri, di John  Lennon, Paul McCartney e George Harrison che hanno composto rispettivamente le canzoni “I’ M The Greatest” (nella quale suonarono tutti i Beatles tranne Paul), “Six O’ Clock” e “Sunshine Life for Me”. Il prodotto finale piace ai fans e viene lodato dai critici che ne apprezzano la freschezza creativa, le sonorità pop e le canzoncine kitsch.

Il momento favorevole continua con l’album “Goodnight Vienna”  (1974), che frutta a Starr due altri successi importanti: l’interpretazione di “Only You” (il “sempreverde” dei Platters  e “No No Song”. “Goodnight Vienna” venderà moltissimo anche se non conferma la qualità musicale del precedente. Dal grigiore artistico dell’album emerge la canzone omonima composta da John Lennon, “Snookeroo” scritta dalla coppia Elton John e Bernie Taupin, “No No Song” di Hoyt Axton.

Nel 1975 inaugura una propria etichetta discografica Ring-O-Records, per poi passare però alla statunitense  Atlantic Records. Nel 1976  è tra gli ospiti del “The Last Walz” (“L’ Ultimo Valzer), concerto d’addio del gruppo storico di Bob Dylan, The Band. Dall’evento venne poi ricavato due anni dopo un film con il medesimo titolo, frutto della registrazione integrale del concerto.

Gli anni ottanta per Ringo Starr non sono un momento di grande creatività artistica, ma piuttosto un periodo in cui il batterista gode dell’infinita rendita derivante dai profitti dei Beatles, nonostante le cronache riportino di suoi problemi finanziari.

Nel 1980 ha recitato come protagonista nel film “Caveman”. Sul set conosce Barbara Bach: fra i due scatta la classica scintilla che li porterà all’altare. In occasione del matrimonio di Barbara e Ringo si ha una reunion dei tre ex Beatles ancora in vita, tant’è che alcune testate giornalistiche parlano di un imminente ritorno sulle scene dei tre ex Fab per un nuovo progetto.

Sul fronte discografico, dopo alcuni album mediocri della seconda metà degli anni settanta, Starr pubblica “Stop And Smell The Roses” (1981), realizzato con diversi produttori ed inciso in vari studi di registrazione. È il suo album migliore da anni e gli procura l’ultimo ingresso in classifica con la canzone “Wrack My Brain”, prodotta da George Harrison.

Dal punto di vista musicale, il decennio degli ’80 lo ha visto partecipare in più occasioni a dischi altrui e pubblicare un solo album passato pressoché inosservato, “Old Wave” (1983), fra l’altro neppure distribuito sui mercati inglese e americano, ma solamente su quelli tedesco e canadese. Si annovera anche qualche comparsa in progetti cinematografici e televisivi. Gravi problemi di alcolismo hanno segnato tutto il periodo motivando, in un certo qual senso, la scarsa attività artistica.

Il successivo decennio si è invece mostrato più stimolante, se non altro per la ritrovata voglia di esibirsi dal vivo, come hanno dimostrato “All-Starr Band”  (1990) e “Live From Montreux” (1993), due album live in cui sono stati ospiti della All-Star Band membri degli Eagles, dei The Band, Dr. John e tanti altri.

Il ritorno in studio si è avuto con “Time Takes Time” (1992), un buon lavoro prodotto da Don Was con special guest varie (le più sorprendenti sono state quelle dei Jellyfish e dei Posies).

Le luci della ribalta si sono poi riaccese su di lui in occasione del lancio del progetto Anthology  dei Beatles  tra il 1995 ed il 1996 che, nonostante le critiche controverse, ha consolidato ulteriormente il mito della più famosa band del Novecento.

Anche “Vertical Man” (1998) si è segnalato per il buon repertorio di brani, una ritrovata freschezza interpretativa ed un nutrito gruppo di all-star a supporto, tra cui Tom Petty, Alanis Morrisettes,Paul McCartney e George Harrison. Nell’album Ringo Starr ha fatto i conti col passato incidendo una nuova versione di “Love Me Do”, unico brano dei  Beatles (insieme ad alcuni brani del celebre “White Album” durante le registrazioni del quale Ringo se ne andò a causa dei continui  litigi tra i componenti del gruppo e venne sostituito alla batteria da Paul McCartney, ma dopo due settimane tornò.) in cui – nell’incisione originale – non compariva ufficialmente alla batteria.

Tra la fine del 2000 e l’inizio del 2001, l’antologia “1” dei Beatles, che raccoglie tutti i singoli “numero uno” ha raggiunto i primi posti delle classifiche di tutto il mondo, regalando anche a Ringo Starr un rinnovato momento di popolarità.

Il batterista ha continuato, nel frattempo, ad esibirsi regolarmente dal vivo con la sua All-Starr Band, il cui organico si è rinnovato annualmente. I momenti migliori dei concerti sono stati poi raccolti nel cofanetto “The Anthology… So Far” (2001), uscito per celebrare il decimo anniversario della formazione.

Nel giugno del 2007, tramite il suo sito ufficiale, Ringo ha annunciato il suo ritorno alla EMI, sua casa discografica dal 1962 al 1975. Primo segno tangibile di questa rinnovata intesa è stata la pubblicazione (il 28 agosto 2007) della raccolta “Photograph: the Very Best Of Ringo” che, un po’ a sorpresa, ha riportato il suo nome nei Top 30 britannici, cosa che non accadeva dal 1974 quando uscì l’album “Goodnight Vienna”. Da tempo i fan chiedevano a gran voce una compilation che coprisse la sua intera carriera solista: “Photograph: The Very Best Of Ringo” soddisfa a tutti gli effetti questo bisogno, in quanto include una selezione di brani che va da “Beaucoups of Blues” del 1970 a “Fading In Fading Out” del 2005.

CURIOSITA’

L’ 11 febbraio 1965  Ringo sposa Maureen Cox che il 13 settembre dello stesso anno dà alla luce il loro primo figlio, Zak Starkey (anche lui batterista e che sarà membro degli Oasis e degli The Who). Il 19 agosto del 1967  nasce il loro secondo figlio, Jason. L’11 novembre del 1970 nasce la loro terza ed ultima figlia, Lee. Nel 1975 la coppia divorzia, perché Ringo era affetto da problemi di alcolismo ed aveva una relazione con la modellaNancy Lee Andrews. In seguito al divorzio, Mo tentò il suicidio, in moto, ma riuscì, nonostante le gravi lesioni, a salvarsi, dovendo ricostruire però gran parte del volto, graffiato. Negli anni ottanta Mo si fidanza con Isaac Tigrett, uno dei fondatori dell’ Hard Rock Cafe dal quale il 4 gennaio 1987 ha la figlia Augusta. I due si sposano il 27 maggio del 1989. Negli anni novanta le viene diagnosticata una forma di leucemia. Risulta essere inutile un trapianto del midollo osseo del figlio Zak, perché il 30 dicembre del 1994 Maureen muore, con accanto i due uomini della sua vita,  Ringo ed Isaac, ed i suoi quattro figli.

Nella biografia di Pattie Boyd, Wonderful Today, quest’ultima rivela che il marito di allora, il beatle George Harrison  ha avuto una relazione con Maureen negli anni 1973-1974. Celebre la frase di risposta che Ringo diede a George quando venne a sapere delle scappatelle della moglie con l’amico chitarrista: “Guarda George, se proprio deve avvenire, meglio con Te che con altri”. Ringo, ovvero la vera incarnazione dello spirito hippy e del movimento Peace and Love…

La seconda moglie di Ringo, Barba Bach, fu conosciuta dal batterista sul set del Film “Il Cavernicolo”  nel 1980. Barbara si è fatta notare nel mondo dello spettacolo, lavorando come modella, in particolare in Italia. Ed è proprio in Italia che inizia la carriera di attrice in piccoli film dove si presenta come Barbara Gregorini, usando il cognome del marito. Nel 1975 si separa dal suo primo marito (italiano) e si trasferisce a Los Angeles. Nel 1977 raggiunge la fama entrando nel patinato mondo delle “Bond Girl” grazie alla sua partecipazione come protagonista in “Agente 007 – La Spia Che Mi Amava” .

John Lennon e Paul McCartney nel 1963 offriroro la canzone “I Wanna Be Your Man” ai loro amici Mick Jagger e Keith Richards a corto di idee per il terzo singolo dei Rolling Stones. Il singolo venne pubblicato il 1° novembre 1963 con B side “Stoned” (composta da Nancher Phelge) e raggiunse il dodicesimo posto nelle classifiche di vendita dei 45 giri in Inghilterra facendo finalmente decollare una volta per tutte  la carriera degli Stones, che fino ad allora stentava a partire. I Beatles registrarono la loro versione l’ 11 settembre 1963 con Ringo Starr alla voce solista e la inserirono nel loro secondo Lp “Whit The Beatles” pubblicato il 22 novembre 1963. Ringo è molto legato a questa composizione tant’è che continua ancora ad eseguirla nelle sue tournee con la All-Star Band.

Le canzoni interpretate da Ringo nel corso della carriera dei Beatles furono le seguenti: “Boys” su “Please Please Me” (1963), “I Wanna Be Your Man” su “Whit The Beatles” (1963),”Honey Don’T” su “Beatles For Sale” (1964), ”Act Naturally” su “Help!”  (1965)”, ”What Goes On” su “Rubber Soul” (1965) “Yellow Submarine” su “Revolver” e su singolo), “Whit A Little Help From My Friends” su “Sgt. Pepper’s”(1967),  “Don’t Pass Me By” e “Good Night” su “White Album” (1968) e “Octopus’s  Garden” su “Abbey Road” (1969). Di norma veniva affidata a Ringo l’esecuzione di una canzone su tutti i LP del gruppo. Fanno eccezione “A Hard Day’s Night” del 1964,  “Let It Be” del 1970 e “Magical Mystery Tour” del 1967 , che inizialmente era un EP, su cui non sono presenti brani cantati dalla voce solista di Ringo. “Yellow Submarine” compare sia sull’album “Revolver” del 1966, che sull’ album “Yellow Subamarine” del 1969 (unica canzone a comparire su due album di inediti dei Beatles) e su singolo “Yellow Submarine” / “Eleanor Rigby” (1966). Fu l’unico singolo dei Beatles ad essere cantato da Ringo e raggiunse la vetta della classifica di vendita dei 45 giri in Inghilterra per quattro settimane, vincendo  l’ Ivor Novello Haward essendo stato il singolo che per più tempo è rimasto in classifica. A queste canzoni si deve aggiungere “Matchbox” canzone scritta da Carl Perkins e pubblicata sul EP “Long Tall Sally” (insieme a “Long Tall Sally”, ”I Call Your Name” e “Slow Down”) pubblicato nel 1964 (un singolo, con “Matchbox” e “Slow Down” come lato B, venne pubblicato negli U.S.A.  ed in Canada nel 1964 . Negli U.S.A.  raggiunse la diciannovesima posizione, mentre in Canada la sesta.). In “Anthology 2″ (1996) compare per la prima volta l’inedito “If You’ve Got Trouble” registrata inizialmente per l’album “Help!” ed affidata alla voce di Ringo. La canzone venne scartata sia dall’album (a Ringo fu affidata l’interpretazione di “Act Naturally” di Buck Owens) che dalla colonna sonora del film.

Di seguito la più famosa interpretazione vocale di Ringo nei Beatles, “Yellow Submarine” scritta da Paul McCartney nel 1966, unico singolo dei Beatles con Ringo alla voce solista (fatta eccezione per “Matchboox” che venne però  pubblicata su 45 giri solamente in Canada e negli U.S.A.) tratta  da un suo concerto nel 2005  con la Sua All Star Band:

BIBLIOGRAFIA:

Beatles, l’Enciclopedia“, Bill Harry, 2000, Arcana Musica, Roma;

Anthology“, The Beatles, 2000, Rizzoli, Milano;

John Lennon-Paul McCartney-George Harrison-Ringo Starr“, Alan Clayson, 2004,Mondadori, Milano;

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