9 novembre 1966: ma Paul McCartney è vivo o morto?


9 NOVEMBRE 1966 : MA PAUL McCARTNEY E’ VIVO O MORTO?

 “Paul McCartney è morto tre anni fa in un incidente stradale. A riprova del tragico evento controllate bene le copertine dei dischi dei Beatles ed ascoltate meglio i brani in essi contenuti e scoprirete molti indizzi che dimostrano l’ accaduto.” Questo è pressappoco il contenuto di una telefonata che il dj Russell Gibb la sera del 12 ottobre 1969, nel corso di una trasmissione radiofonica sulla rete WKNR di Detroit, dichiarò di aver ricevuto la notte precedente.  Russell infatti spiegò come la sera precedente avesse ricevuto una telefonata nella quale un sedicente e misterioso “H. Alfred” gli aveva confessato di essere a conoscenza di un clamoroso segreto: Paul McCartney, il bassista dei Beatles, era morto in un incidente stradale alle 5 del mattino di mercoledì 9 novembre 1966. A riprova delle sue affermazioni, il misterioso individuo indicava numerosi indizi presenti nei dischi dei Beatles. Appena due giorni dopo la trasmissione radiofonica di Gibb ed il clamoroso proclamo, il 14 ottobre 1969, un giornale locale di Detroit pubblicò un articolo a firma del giornalista  Fred Labour  intitolato McCartney Dead: New Evidence Brought to Light. Nel suo pezzo Labour introdusse per la prima volta l’ipotesi che il nome del fantomatico sostituto di McCartney fosse tale William Campbell.

Articolo del 14 ottobre 1969 pubblicato su un giornale locale di Detroit a firma del giornalista Fred Labour intitolato “McCartney Dead: New Evidence Brought to Light“. Si inizia a parlare della presunta morte di Paul anche sulla carta stampata.

Nelle prime ore del mattino del 21 ottobre 1969, anche Roby Yonge, un disc jockey della stazione radio WABC di New York, discusse e commentò in diretta le voci sulla morte del Beatle per più di un’ora prima di venire interrotto per limiti di tempo. Circa nello stesso periodo, apparve nelle edicole una rivista dal titolo Paul McCartney Dead: The Great Hoax che apparentemente pareva rinforzare e dare credito ai molti strani elementi che circondavano la faccenda. Pubblicata sull’onda emotiva e sul clamore che la storia aveva suscitato presso il grande pubblico, presentava con dovizia di particolari la presunta storia della morte di Paul.

Pur non esistendo all’ epoca internet con i vari blog e siti specializzati la notizia fece presto il giro del mondo ed i fan, iniziarono a fare a gara fra di loro nello scovare i messaggi nascosti. Tutto il catalogo passato dei dischi del gruppo ricominciò a vendere moltissimo, compresi gli album precedenti il 1966, l’anno della presunta morte di Paul. Particolarmente curioso fu il fatto che anche nei dischi antecedenti la data del presunto decesso, i fan rintracciassero molti indizi e criptici messaggi.

LA LEGGENDA

La pubblicazione Paul McCartney Dead: The Great Hoax alimentò ancora di più le voci sul PID Paul Is Dead.

La notte del 9 novembre 1966 Paul McCartney uscì dagli Abbey Road Studios dopo un violento litigio con gli altri tre Beatles. Salì sulla sua auto, una Aston Martin DB5, per tornare a casa e lungo una strada fece salire a bordo  una ragazza di nome Rita che faceva l’autostop. Solo più tardi Rita comprese che la persona al volante era Paul dei Beatles; la sua reazione esagitata spaventò e distrasse McCartney, che non vide  un semaforo  rosso (oltretutto Paul era anche stanco). Pur riuscendo a evitare l’urto con un altro veicolo,  l’auto del Beatle uscì di strada e si schiantò contro un albero, prendendo fuoco. Paul, sbalzato fuori dall’abitacolo, sbatté la testa contro l’albero. Sia Paul che Rita persero la vita (secondo una variante della teoria dell’incidente stradale, Paul rimase decapitato nello schianto contro un camion).

Ricevuta la notizia, gli altri tre Beatles dovettero decidere cosa fare. Il loro manager Brian Epstein e John Lennon insistettero per adottare la linea del silenzio: avrebbero seppellito Paul senza far sapere niente a nessuno, per non sconvolgere il mondo o il futuro del gruppo che, nel 1966, era all’apice del suo successo. Si misero quindi alla ricerca di un sosia. Dopo settimane di ricerche, scelsero William Stuart Campbell, un attore di origini scozzesi che assomigliava a Paul e che acconsentì a sottoporsi ad alcuni interventi di chirurgia plastica per rendere ancor più netta la somiglianza. Secondo altre versioni della leggenda il nome del sostituto sarebbe William Sheppard, un ex poliziotto canadese.

Paul nel 1966 accanto alla Aston Martin DB5 con la quale , secondo la leggenda PID, sarebbe morto in un incidente stradale alle 5 del mattino di mercoledì 9 novembre 1966.

Da quel momento, i Beatles non si esibirono più dal vivo (l’ultimo concerto fu tenuto dai Beatles a San Francisco il 29 agosto 1966 al termine della Tournee americana), sia perché Campbell era più alto di Paul, sia perché occorreva del tempo per insegnargli a imitare i movimenti e la voce di Paul.

Stando a questa leggenda, la persona che suona e canta negli album dei Beatles dopo il 1966, che ha composto “Back In The USSR”, “Hey Jude”, “Helter Skelter”, “Let It Be” e “The Long And The Winding Road”, che appare nei film “Magical Mystery Tour” e “Let It Be“,  nonché l’autore dell’imponente discografia solista di McCartney, sarebbe un impostore, scelto sulla base di una spiccata somiglianza fisica con l’originale. La Leggenda della morte di James Paul McCartney (talvolta citata come PID, Paul Is Dead), è una delle prime e più note “Teorie del complotto” sul mondo del rock (tra le altre leggende metropolitane del mondo della musica da ricordare quella che vuole  che Elvis Presley sia ancora vivo. Tra gli elementi elencati dai sostenitori di questa teoria per avvalorarla vi  sono il peso della bara e l’aspetto del cadavere, nonché una fantomatica registrazione di una conversazione telefonica con il cantante anni dopo la sua morte).

INDIZI

I sostenitori della teoria indicano come prove numerosi indizi che i tre Beatles superstiti avrebbero disseminato nelle loro opere successive alla tragedia. Anche il motivo per cui questi indizi sarebbero stati forniti è controverso: secondo alcuni lo scopo sarebbe stato quello di far conoscere la verità indirettamente, poco alla volta; secondo altri, si tratta di indizi quasi involontari e forniti in modo inconscio; secondo altri i Beatles avrebbero giocato sulla popolarità del mito, introducendo volontariamente riferimenti allusivi e falsi indizi.

Vengono qui di seguito riportati alcuni dei più conosciuti indizi che i Beatles avrebberro disseminato nella loro discografia per alimentare il mito della morte di Paul e coinvolgere i fans in un enigma che non è ancora stato del tutto risolto…

 

1)- HELP! (Album, pubblicato il 6 agosto 1965)

PAULMcCARTNEY  IS DEAD (PID) - "HELP!" - THE BEAT CIRCUS CUNEO

Cover di “Help!” I primi indizi della presunta morte di Paul si potrebbero già trovare nel 5° album della discografia dei Fab Four…

 Nella copertina del quinto album della discografia ufficiale inglese dei Fab Four, Paul è l’unico senza cappello, come per simboleggiare un estraneo al gruppo (alcuni hanno  addirittura ipotizzato che possa essere una metafora della presunta decapitazione avvenuta nell’incidente). Se si ascolta al contrario la canzone Help!, si udirebbe secondo alcuni la frase: «Now we need a member» (“Ora ci serve un elemento”). Viene fatto riferimento anche alla celebre “Yesterday”, a causa del passo: «I’m not half the man I used to be, there’ s a shadow hanging over me» (“Non sono neanche metà dell’uomo che ero, c’è un’ombra che incombe su di me”). Comunque, questi indizi possono non essere considerati validi, poiché risalgono al 1965, e, secondo la leggenda (almeno nella versione “classica”), il bassista sarebbe deceduto nel novembre del 1966. Al di là del fatto che la si creda reale o meno, la leggenda del PID (Paul Is Dead) ambientata a fine 1966 ha un senso piochè coincide con grossi sconvolgimenti e una nuova fase della carriera dei quattro (o cinque?) di Liverpool. Mentre non è così se si colloca la morte di Paul uno o due anni prima.

    

2)- ROBBER SOUL (Album, pubblicato il 3 dicembre 1965)

Cover di “Rubber Soul” pubblicato nel 1965: i sostenitori più accaniti del PID trovano indizi anche in dischi pubblicati antecedentemente alla data della presunta morte di Paul (9/11/66). Secondo alcune varianti al PID classico la morte di Paul potrebbe essere avvenuta nel 1965.

 Nella copertina del sesto album della discografia ufficiale inglese a 33 giri dei Beatles, “Rubber Soul”, la scritta del titolo sembrerebbe un cuore rovesciato e decisamente spezzato. Il titolo di “Rubber Soul” (Anima di Gomma) è stato interpretato come riferimento ai pneumatici che stridono nell’urto dell’ incidente ed all’ anima disincarnata di Paul. La prospettiva della foto è dal basso: secondo i sostenitori della teoria della morte di Paul, il gruppo sarebbe infatti ripreso dalla prospettiva della tomba di Paul McCartney. Si può inoltre notare come le facce dei Beatles siano deformate, nell’ intento (secondo i sostenitori più accaniti del Paul Is Dead ) di nascondere la struttura facciale del Faul (ovvero … il falso Paul !!!). Per la prima volta nella discografia del gruppo sulla cover del disco non compare il nome “The Beatles” quasi a voler far trapelare che il gruppo originario dei “Fab Four” inteso come tali non esiste più, essendo venuto a mancare il bassista Paul. Nel quarto brano del LATO A del long playing,  “Nowhere Man”, l’autore John Lennon canta: «Nowhere man, can you see me at all?» (“uomo che non sei da nessuna parte, puoi vedermi?”), letto dai sostenitori della teoria come: “Paul è morto e sepolto, e non può vedere più nulla”. Anche circa questo indizio però è facile osservare una fondamentale incongruenza: l’album fu pubblicato nel 1965, l’anno precedente la presunta morte.

3) – WE CAN WORK IT OUT (Singolo, pubblicato il 3 dicembre 1965)

 Il singolo “We Can Work It Out”, uscito proprio in coincidenza della presunta prima data del decesso (dicembre 1965: data alternativa a quella classica, il novembre 1966), già nel titolo contiene un rebus, in quanto significa “Noi ce la possiamo fare” (a continuare senza Paul?).

4)- YESTERDAY AND TODAY (Raccolta, pubblicata il 14 giugno 1966)

La famosa “Butcher Cover“, copertina originaria dell’album “Yesterday And Today” stampata in 750.000 copie e sostituita rapidamente dopo la censura. La fotografia venne scelta fra le tante effettuate ad inizio 1966 dal fotografo Robert Whitaker, e furono i Beatles stessi (in particolar modo Paul) ad insistere con i dirigenti della Capitol affinchè l’immagine venisse utilizzata come copertina dell’album per il mercato U.S.A.

Il 33 giri esce esclusivamente per il mercato americano nel giugno del 1966. L’album contiene tracce da “Help!“, da “Rubber Soul” il nuovo singolo “We Can Work It Out” / “Day Tripper” ed alcuni brani dall’album “Revolver” che sarebbe uscito pochi mesi dopo sul mercato inglese. Il disco raggiunse in poco tempo la vetta delle classifiche di vendita dei 33 giri di Billboard (30 luglio 1966) e venne certificato poco dopo disco d’ oro (un milione di copie vendute). Inizialmente la copertina del disco era la cosiddetta “Butcher cover” (“copertina del macellaio”) nella quale si vedono i Beatles con camici e coltelli da macellaio, parecchie bambole fatte a pezzi e abbondanti macchie di sangue. In seguito la copertina venne rifatta perché ritenuta troppo splatter. La Capitol ritirò quindi rapidamente dal mercato le 750.000 copie già stampate e distribuite nei negozi, facendo applicare una seconda copertina, incollata direttamente su quella incriminata. Le rare copie sfuggite a questo procedimento, che quindi mantengono la “Butcher Cover“, hanno nel tempo raggiunto quotazioni da capogiro nel mercato dei collezionisti. (Nell’aprile 2006, l’ Heritage Auction Galleries ha venduto una copia mono di “Yesterday And Today” con la  “Butcher cover” durante un’asta a Dallas per circa 39.000 dollari !!!).

Nella celebre copertina censurata, sono stati riscontrati numerosi indizi dai sostenitori del PID (Paul Is Dead). Ad esempio sul braccio di Paul nella “Butcher cover“, c’è una dentiera (ad indicare i denti che Paul avrebbe perso nell’incidente d’ auto). Sempre Paul, porta al polso un orologio che, se guardato con una lente di ingrandimento, segnerebbe l’ora del fatale incidente, le cinque del mattino (di mercoledì 9 novembre 1966). George Harrison tiene una testa di bambola vicino a Paul, simbolo delle ferite al capo riportate nello scontro (o eventualmente della decapitazione che Paul avrebbe subito nel violento urto con la Aston Martin). Ma tutta l’ immagine utilizzata per la copertina simboleggerebbe la natura del terribile incidente.

PAUL McCARTNEY IS DEAD (PID) - "YESTERDAY AND TODAY" - THE BEAT CIRCUS CUNEO

Yesterday And Today” album pubblicato dalla Capitol per il mercato U.S.A. il 14 giugno 1966: la la famosa “Butcher Cover” fu rapidamente sostituita con una fotografia meno cruenta. In entrambe le copertine i sostenitori del Pid vedono chiari riferimenti alla presunta morte di Paul.

Diverse sono le teorie che cercano di spiegare il motivo per cui la scelta della cover dell’album ricadde proprio sulla foto “da Macellai”: oltre alla già menzionata teoria del PID, secondo taluni (ipotesi avvalorata anche dall’ ex Presidente della Capitol Alan W. Livingston) Paul McCartney insistette fortemente nel proporre questa fotografia poichè ” E’ il commento dei Beatles alla guerra in Vietnam “. Secondo altri la “Butcher Cover” è un chiaro segno di protesta dei Fab Four nei confronti della Dirigenza della Capitol responsabile di “macellare” il materiale discografico EMI originale inglese dei Beatles per darlo in pasto al mercato americano in un formato differente, con Long Playing stravolti nel contenuto, nel titolo e nella grafica esclusivamente per meri scopi di lucro e commerciali. Quando la “Butcher Cover” fu sostituita a seguito delle numerose accuse ricevute, perché ritenuta “troppo violenta”, nella nuova fotografia utilizzata per la copertina del disco, Paul venne ritratto all’ interno di un baule molto simile ad una cassa da morto. La solita allegoria di morto nella bara è rafforzata da una delle battute di John: “La mia idea originaria per la copertina era migliore: decapitare Paul. Ma lui non era d’ accordo“. Sempre in questa fotografia, per la prima volta nelle immagini ufficiali dei Beatles, si può osservare una piccola cicatrice sul labbro superiore di Paul (conseguenza di un incidente in motorino realmente accadutogli nel 1965).

5) – REVOLVER (Album, pubblicato il 5 agosto 1966)

 Sulla copertina di “Revolver“, realizzata da Klaus Woorman, amico di vecchia data dei Beatles fin dai tempi di Amburgo, Paul è l’unico defilato, addirittura di profilo. In alto  a sinistra compare il viso di Paul con un’ espressione che potrebbe essere di sofferenza. Ma la maggior parte dei cosiddetti indizi di “Revolver” si troverebbero nei testi delle canzoni. La morte è in effetti un tema ricorrente dell’ album, e questo fatto di per sé (essendo l’album proprio del 1966) potrebbe essere stato uno degli elementi scatenanti della leggenda.

La copertina dell’album “Revolver”, pubblicato in Inghilterra il 5 agosto 1966, sembra contenere alcuni riferimenti al Pid: Paul è l’unico Beatle ritratto di profilo e dal suo volto traspare sofferenza. Nel LP è contenuta la celebre “Eleanor Rigby”, nel cui testo Paul fa riferimento a Father McKenzie, un sacerdote che si appresta a scrivere un sermone per il funerale che mai nessuno ascolterà…

Nel brano d’ apertura dell’album, “Taxman” (più precisamente, in due diverse strofe della canzone), Harrison canta: «If you drive a car» e «if you get too cold»; il primo verso significa certamente “Se guidi un’ auto”; il secondo “Se hai troppo freddo”, ma potrebbe anche esser letto, da chi fosse in cerca d’indizi di tragedie, come “Se diventi troppo freddo”. In “Tomorrov Never Knows”  (titolo tratto dal libro tibetano dei morti) Lennon canta: «Play the game of existence to the end» (“Gioca il gioco della vita sino alla fine”).

Alcuni versi dei brani cantati da Paul (o Campbell secondo i sostenitori della leggenda) vengono interpretati come indizi ancor più espliciti, e addirittura rivelatori di nuovi elementi. In “Got To Get You Into My Life”, Paul   canta: «I took a ride, I didn’t know what I would find there» (“Andai a farmi un giro, e non sapevo cos’ avrei  trovato”), e poco dopo: «Then I suddenly see you» (“Poi all’ improvviso ti vedo”), entrambi versi che si riferirebbero al suo fatale giro in macchina e al suo incontro con Rita (o con la morte). Ma il verso più esplicito comparirebbe nel celebre brano “Eleanor Rigby”: «Father McKenzie, writing the words of a sermon that no one will hear […] wiping the dirt from his hands as he walks from the grave» (“Padre McKenzie, che scrive le parole di un sermone che nessuno ascolterà […], pulendosi le mani dalla terra mentre si allontana dalla tomba”). Entrambi i versi (che anche in questo caso non si susseguono immediatamente nel testo della canzone) si riferirebbero al funerale segreto di Paul (anziché a quello della povera Eleanor Rigby, al quale “non venne nessuno”, “nobody came”). Per alcuni sostenitori della teoria, la canzone avrebbe proprio lo scopo di rivelare che la cerimonia sarebbe stata veramente ufficiata da un certo “padre McKenzie”; per di più, nella versione originale del brano, il nome del prete era “Father McCartney“, il che renderebbe la cosa ancor più macabra (con Paul che celebra il proprio funerale).

Come nel caso di “Help!” e “Rubber Soul“, anche questi indizi sono molto poco attendibili, dal momento che la data del presunto incidente è il 9 novembre 1966 e “Revolver” fu pubblicato il 5 agosto 1966, con tutti i pezzi citati già composti ed incisi dai Beatles nei mesi antecedenti.

6) – A COLLECTION OF BEATLES’ OLDIES (BUT GOLDIES!) (Raccolta, pubblicata il 10 dicembre 1966)

La cover di “A Collection of Beatles’ Oldies (But Goldies!)”. Da questo album in poi gli indizi sono più attendibili: il disco fu infatti pubblicato il 9 dicembre 1966, quindi dopo la presunta morte di Paul che secondo il PID sarebbe avvenuta il 9 novembre dello stesso anno.

Anche sulla copertina della raccolta “A Collection Of Beatles’ Oldies (But Goldies!)” si teorizzano messaggi subliminali. Il disco fu pubblicato dalla EMI/Parlophone su mercato Inglese per il Natale 1966 in assenza di materiale originale per le imminenti festività. Si trattava di una raccolta di brani pubblicati fra il 1963 e il 1966 solamente su 45 giri. Perché allora commercializzare un Album “anonimo” di vecchi successi del Quartetto di Liverpool? Motivi puramente commerciali (l’ album in Gran Bretagna ha raggiunto  la settima posizione, forse perché la maggior parte degli acquirenti possedeva già i singoli in questione. Tuttavia l’ album continuò a vendere molto bene per tutti i successivi trent’ anni fino a quando venne ritirato dal commercio) oppure i Tre Beatles superstiti avevano bisogno di comunicare il tragico evento ai loro fans e non potendolo fare in modo esplicito ricorsero all’ arte grafica? Il PID, infatti, afferma che la parola OLDIES, nella sua parte finale, contiene anche la parola DIES (muore). Inoltre, la O e la L sono le lettere che, nell’alfabeto inglese, precedono rispettivamente la P e la M, da cui: PM = Paul McCartney DIES (muore). Nel centro dell’immagine c’è un’ auto che si dirige verso la testa del personaggio (che può ricordare McCartney) in copertina: un altro riferimento all’incidente di Paul e alle sue ferite al capo. Cronologicamente questo sarebbe il primo indizio corretto, essendo l’ album uscito il 9 dicembre 1966, un mese dopo la data classica della presunta morte di McCartney.

7) – SGT. PEPPER’S LONELY HEARTS CLUB BAND (Album pubblicato il 1 giugno 1967)

L’ Album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” pubblicato il 1° giugno  1967 rappresenta una delle fontI più ricche di indizi a riguardo per i sostenitori del PID: riferimenti ed indizi della presunta morte di Paul si trovano sulla copertina, nelle foto interne e nei testi delle canzoni.

  La copertina di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, con la sua ricchezza di particolari, è stata oggetto di analisi approfondite da parte dei sostenitori della teoria, che vi hanno trovato, com’ era lecito aspettarsi, decine di indizi.

Sulla destra compare una bambola raffigurante l’attrice bambina Shirley Temple che ha sul grembo un modellino d’ auto di marca Aston Martin (l’auto che Paul avrebbe guidato il giorno dell’ incidente), di color bianco e con l’ interno rosso sangue. La bambola indossa un maglione con la scritta: “WELCOME THE ROLLING STONES” (Benvenuti Rolling Stones), che sarebbero stati a conoscenza del complotto essendo amici della band. Inoltre la figura di vecchietta che tiene la bambola sulle ginocchia indossa sulla mano sinistra un guanto da automobilista macchiato da un liquido rosso che sembrerebbe sangue. Il televisore spento in terra sulla destra suggerirebbe l’ idea che la notizia della tragedia venne tenuta celata ai media.

Dettagli della Cover del “Sgt. Pepper’s” : a sinistra un modellino di Aston Martin che precipita da un dirupo (riferimento all’incidente automobilistico). A destra composizione floreale a forma di basso Hofner mancino , ci sono solo 3 corde la quarta (Paul) non c’è più. Alcuni sostenitori del Pid vedono nella composizione floreale la scritta PAUL?

Una composizione floreale gialla in basso a destra ha la forma di un basso Hofner mancino (lo strumento di Paul) con tre corde: la quarta corda (Paul, uno dei quattro Beatles) non c’è più.  Essa è stata interpretata come una decorazione tombale. Gli stessi fiori, secondo alcuni, formerebbero la parola “Paul” con un punto interrogativo finale. Paul è anche l’unico a impugnare uno strumento nero (un corno inglese, della famiglia dei legni, a differenza di John, Ringo e George che hanno in mano degli ottoni). Al centro dell’ immagine, nella parte inferiore, compare una statuetta di Siva (“il distruttore”), con due mani alzate che indicano entrambe Paul (secondo altre fonti la statuetta raffigurerebbe invece la divinità Lakshmi). Ancora, John, George e Ringo sono ripresi lateralmente e Paul frontalmente, cosa che contribuisce a far apparire la sua immagine come una sorta di sagomato rispetto alle immagini più tridimensionali dei suoi compagni.  E ancora: Paul, che sulla copertina si trova in piedi tra Ringo Starr e George Harrison, sembra che venga sorretto da quest’ultimi, come a simboleggiare che lui, ormai, non è più in grado di reggersi in piedi. Compare poi una mano alzata sopra la testa di Paul (cosa che si ripeterà curiosamente in parecchie altre occasioni) ed è stato detto che ciò possa essere un simbolo di morte in alcune società orientali.

PAUL McCARTNEY PID DRUM CLUE - THE BEAT CIRCUS CUNEO

“Drum Clue” (Prova della Grancassa): Ponendo uno specchio al centro della grancassa della Banda dei Cuori Solitari del Sgt. Pepper compare la scritta 1 ONE IX HE <> DIE uno dei punti cruciali del PID.

Se si prende uno specchio (rivolto verso la parte alta dell’ immagine), e si appoggia in modo tale che tagli a metà, orizzontalmente, la scritta “LONELY HEARTS” sulla grancassa della batteria in copertina, si formano le due frasi 1 ONE IX HE <> DIE  ovvero “1 One 1” e “He die” (“1 1 1” sarebbero i tre superstiti e “he die”, seppure scorretto da un punto di vista grammaticale, significa qualcosa come “lui muore” [“he dies”] o “lui morì” [“he died”]). Un’altra possibile interpretazione potrebbe essere “1ONE IX HE <> DIE”, in cui “11 IX” starebbe per 9 novembre,  data della presunta morte, indicata però con la datazione all’ americana, e cioè prima il mese e poi il giorno (altre versioni del PID indicano invece proprio la data 11/09, l’ 11 settembre 1966, come giorno nel quale  McCartney morì,   anche se questa datazione è in netto contrasto con l’ esistenza di una fotografia scattata il 13 settembre 1966 che ritrae Paul e Ringo insieme a Tom Jones,  durante una premiazione in TV). La freccia che compare fra “he” e “die”, ovviamente, punta proprio verso Paul. Questo è il famoso “Drum Clue” (“la prova della grancassa”) uno degli indizi più complessi ed intriganti dell’intera leggenda PID. Risulta inoltre strano o quantomeno curioso che l’artista ideatore del disegno della grancassa indicato in copertina sia un certo “Joe Ephgrave” di cui non si hanno notizie certe della reale esistenza. Quindi è stato ipotizzato che possa essere un nome fittizio, creato componendo le parole “epitaph” (epitaffio) e “grave” (tomba).

Retro della copertina del “Sgt. Pepper’s“: Paul è l’unico dei Beatles che mostra le spalle alla camera. Inoltre ha tre bottoni neri all’altezza della vita che potrebbero simboleggiare i tre superstiti. Compare per la prima volta la scritta Apple. La frase dice che la copertina è stata progettata da “M.C. Production And The Apple”. Secondo Taluni M.C. è McCartney. Apple, pronunciato diviso in due sillabe, sta per apaul con l’ A privativa, quindi starebbe ad indicare SENZA PAUL.

 Nuovi presunti indizi vengono dal retro della copertina, in cui Paul è l’unico ripreso di spalle, ha tre bottoni neri sul retro della giubba, e appare troppo alto rispetto agli altri: qui compaiono i testi delle canzoni sovrapposti a una nuova immagine del quartetto. George punta il dito verso la scritta “at five o’clock” (“alle cinque”, che sarebbe l’ora dell’incidente) presente nel testo della canzone “She’s Leaving Home“. Nell’ album si trova anche un altro riferimento all’ orario presunto dell’incidente, nel brano “Good Morning Good Morning” (anche se in questo caso sono le cinque del pomeriggio). Inoltre la testa del McCartney di spalle è proprio accanto al verso “Without you” (“senza di te”) tratto dalla canzone di Harrison “Within You Without You”. Ancora un altro indizio: le quattro sagome sul retro starebbero a simboleggiare anche la scritta “LOVE” (“amore”) con le mani: infatti Lennon, Harrison e Starr sono ripresi di fronte, mentre l’unico a esser di spalle è proprio Paul. Ora, tornando alla parola “LOVE”, il primo (George) rappresenterebbe una “L”, John Lennon e Ringo Starr comporrebbero la lettera “V” e rispettivamente la lettera “E”; Paul dovrebbe perciò formare una “O”. Ma, di fatto, questo va interpretato come un elemento mancante, giacché Paul non mima nessuna lettera, come se fosse stato cancellato. “Love”, “amore”, o “affetto”, che i tre superstiti avrebbero perso, per la scomparsa di una persona cara.

Nell’immagine interna del disco che ritrae i Fab Four in primo piano vesti con gli abiti della Banda Dei Cuori Solitari si può osservare, sul braccio della divisa di Paul una toppa nera con una scritta che a prima vista sembrerebbe recare la scritta O.P.D., sulla quale si è speculato parecchio. Due interpretazioni possibili secondo i sostenitori della teoria sono: “Officially Pronounced Dead” (“ufficialmente dichiarato morto”) e “Ontario Police Department” (il “dipartimento di polizia dell’Ontario“, in cui avrebbe servito Sheppard).

Foto doppia interna al “Sgt. Pepper’s“: Paul presenta sul braccio sinistro il distintivo con la scritta O.P.D. (Officially Pronounced Dead), è l’unico ad avere i galloni bordati di nero (segno di lutto) ed è in posizione fetale (il modo in cui gli antichi Celti seppellivano i defunti.

Anche i testi delle canzoni sono ricchi di spunti: non va dimenticato che con “Sgt. Pepper” i Beatles completano la transizione cominciata con “Rubber Soul” e “Revolver”, con la quale i loro testi diventano sempre più psichedelici, ricchi di nonsense, allusivi, immaginifici e via dicendo. Nel brano d’apertura Paul presenta un certo “Billy Shears“: Billy è diminutivo di William (il nome attribuito al suo sosia) e “Billy Shears” può essere interpretato come una sorta di gioco di parole: “Billy’s here” (“Billy è qui”). Il brano “Lovely Rita” (da cui i sostenitori della teoria hanno presumibilmente ricavato il nome dell’ autostoppista) parla certamente di automobili e di uno sguardo scambiato con una certa Rita. Nella canzone “Being For The Benefit For Mr. Kite!”, il testo dice: «The band begins at ten to six» (“La banda comincia alle 6 meno 10”). Queste parole possono esser messe in rapporto con le canzoni presenti nel disco, che corrispondono a 10, “Lovely Rita”, e 6, “She’ s Leaving Home”. In “Good Morning Good Morning” è presente la strofa: «Nothing to do to save his life, call his wife in» (“Niente da fare per salvargli la vita, chiamate sua moglie”), parole interpretate come un altro riferimento all’ incidente mortale che avrebbe coinvolto Paul.

Dettaglio della retro copertina del “Sgt. Pepper’s“: la testa di Paul sta proprio sulla scritta WITHOUT YOU contenuta nel titolo della canzone di George “Within You, Without You”: “senza di te” … è un riferimento all’assenza di Paul.

Il brano “A Day In The Life” conterrebbe parecchi indizi, tra cui i versi: «He didn’t notice that the lights had changed» (“Non si accorse che il semaforo aveva cambiato colore”), «He blew his mind out in a car» (“S’è fatto saltare le cervella in macchina”), «They’d seen his face before» (“La gente aveva già visto il suo volto”). In realtà il riferimento del brano, scritto a quattro mani da Lennon e McCartney, è all’ incidente automobilistico che nel 1966 costò la vita a Tara Browne, rampollo dei birrai irlandesi Guinness, un evento che sconvolse l’opinione pubblica britannica. La cosiddetta “The Inner Groove“, famosa traccia fantasma, situata alla fine dell’album, ripete in continuazione qualcosa che assomiglia alla frase: «Never Could Be Any Other Way» (“Non c’ era altra soluzione”, forse riferendosi alla scelta di nascondere al mondo la verità), e, se sentita a rovescio, sembrerebbe dire «Will Paul Be Back as Heaven?» (“Tornerà Paul come in paradiso?”). Successivamente McCartney racconterà al suo biografo Barry Miles che nell’  estate del 1967 un gruppo di ragazzi gli chiese spiegazioni circa il messaggio segreto nascosto nella traccia se ascoltata al contrario. Paul disse loro: «Vi sbagliate, dice solo ‘It really couldn’t be any other’ (‘Davvero non potrebbe essere nessun altro’)». Li portò a casa sua, suonò il disco al rovescio insieme a loro, e si accorse stupito che la frase gli sembrava invece proprio dire: «We’ll fuck you like Superman» (“Ti fotteremo come Superman”). McCartney riferì a Miles che: «Non fu nulla di intenzionale, ma probabilmente quando ascolti un disco al contrario suona come una roba del genere… se ci provi davvero, puoi tirare fuori di tutto da qualsiasi cosa».

Altro dettaglio della retro copertina del “Sgt. Pepperr’s”: il dito alzato di George indica la riga iniziale del testo di “She’s Leaving Home“: “Mercoledì mattina alle 5, quando il giorno comincia”… E’ l’ora della presunta morte di Paul! Mercoledì 9 novembre 1966, alle ore 5!!!

8) – MAGICAL MYSTERY TOUR (Doppio extended play pubblicatol’8 dicembre 1967, film per la tv 1967)

Cover di “Magical Mystery Tour”: altro progetto (disco e film) ricco di riferimenti al PID. Nella copertina del disco compare il famoso Warlus (Tricheco) simbolo di morte nelle colture nordiche e la scritta Beatles se vista allo specchio è in realtà (!!!) è un numero telefonico: 5371438. I sostenitori del PID affermano che chiamando a quel numero una voce annunciava “Vi state avvicinando, vi state avvicinando”.

 Nella copertina di “Magical Mystery Tour”, disco pubblicato dai Beatles nel 1967 in due diversi formati: come doppio EP per il mercato europeo e come LP negli Stati Uniti, la parola stellata “Beatles”, guardata allo specchio, sembra un numero di telefono, 5371438. Pare che negli anni sessanta a Londra a quel numero rispondesse una voce registrata che diceva “ti stai avvicinando” (alla verità?).

Sempre su quest’album appare il tricheco di “I Am The Warlus”, anch’ esso oggetto di numerose speculazioni. Sarebbe, secondo la mitologia eschimese, un simbolo di morte. È Lennon a cantare “io sono il tricheco“, ma nel booklet dell’album a “Little Nicola” (la bambina che appare nel film) viene attribuita la risposta: “no, you’re not” (no, non sei tu). Sempre nello stesso brano si sente una voce in sottofondo che, riprodotta al contrario, sembrerebbe dire: «Ha ha, Paul is dead». Fra i numerosi effetti sonori, inoltre, vi è il brano del “Re Lear” di Shakespeare (“rubato” alla maniera di John Cage da una trasmissione radio) che recita “oh, morte inopportuna”. Precisamente, durante la coda strumentale finale della canzone, le drammatiche parole che si ascoltano, provengono da un frammento dell’edizione radiofonica del “Re Lear” (Atto IV, Scena VI), che fu aggiunto al brano direttamente registrando in diretta la messa in onda dell’opera sulla BBC (forse sul terzo canale BBC). Lo stralcio di dialogo che si sente alla fine della canzone, quindi, è la scena della morte del personaggio di Oswald («Oh untimely Death! Death! Bury my body, Bury me! ecc…»). Nel “White Album” Lennon avrebbe gettato altra benzina sul fuoco cantando, nel brano “Glass Onion” (termine con cui secondo alcuni si indicherebbero le bare di vetro): «Here’s another clue for you all, the walrus was Paul» (“ecco un altro indizio per voi tutti, il tricheco era Paul”), frase che, secondo interpretazioni più convenzionali, avrebbe proprio il senso di schernire i fan troppo accaniti nella ricerca di indizi nascosti e messaggi in codice nell’opera del quartetto di Liverpool. Se la canzone viene ascoltata al contrario, secondo alcuni, si potrebbe sentire: «Paul took the wrong road» (“Paul prese la strada sbagliata”). A metà del video della canzone “I Am The Warlus” del film “Magical Mystery Tour”, in corrispondenza alle parole: «Sitting in an english garden» (“seduto in un giardino inglese”, allusione ad un cimitero secondo i sostenitori della teoria PID) si vedono prima i quattro Beatles schierati che indicano qualcosa, scena seguita da un breve fotogramma di un primo piano di Paul con gli occhi chiusi e subito dopo, quando la scena si riallarga si vede sfrecciare sullo sfondo una macchina bianca in lontananza la cui traiettoria “attraversa” proprio la testa di Paul. Curiosamente lo stesso fenomeno accade anche nel videoclip della canzone “Strawberry Fields Forever” di poco precedente.

Sulla copertina dell’album, i quattro Beatles indossano degli strani costumi da animali psichedelici, i sostenitori del PID dunque affermano anche che Paul, in qualche modo, sia il tricheco (tra l’altro l’unico personaggio che appare in nero sulla copertina dell’album). Ma anche sulla testa dell’ ippopotamo (che dovrebbe essere Paul se non si tenesse conto delle teorie menzionate finora) appare una mano.

Immagine tratta dal booklet accluso al disco, relativo al film. A pagina 3 Paul in divisa interpreta la parte di un reclutatore dell’esercito. Sotto di lui si vede un’insegna con la scritta I WAS “Io ero”. Paul non è più fra di noi. Sullo sfondo le due Union Jack incrociate a lutto.

Nel libretto fotografico di “Magical Mystery Tour” presente nella versione in vinile dell’ album pubblicato negli Stati Uniti, secondo i sostenitori della teoria PID sarebbero sparsi una moltitudine di indizi. Il risvolto di copertina presenta un disegno di quattro maghi; Paul ha il lato sinistro del viso nascosto e il suo è l’unico cappello decorato con fiori neri. La storia del libretto si apre con le parole: “Away in the sky, beyond the clouds, live four or five Magicians” (“Lontano nel cielo, dietro le nuvole, vivono quattro o cinque maghi”); il quinto mago sarebbe Campbell. A pagina 3 del libretto, Paul, in divisa da ufficiale dell’esercito inglese, appare seduto dietro a una scrivania con in bella mostra il cartello “I Was” (“io ero”); dietro di lui, bandiere britanniche piegate a lutto. A pagina 4 appare vestito da mago insieme a Ringo, col cappello schiacciato; e a pagina 9 il disegno di Paul ha addirittura la testa fracassata. Alle pagine 5, 10 e 13 Paul non indossa le scarpe (presunta simbologia che ricorre anche nel successivo “Abbey Road“). A pagina 8 ci viene mostrata una scena non presente nel film, probabilmente tagliata in fase di montaggio. Si vedono il cast e la troupe del film prendere parte a un pranzo in un ristorante. Se l’immagine viene ruotata di 90 gradi in senso orario sarebbe possibile scorgere l’immagine di un teschio danneggiato sul lato sinistro.

Sulla grancassa della batteria Ludwig di Ringo a pagina 13 si legge “LOVE the 3 Beatles” (“amate i 3 Beatles”), anche se è bene precisare che il supposto “3” potrebbe essere interpretato come un semplice scarabocchio. Sempre nella stessa immagine, Paul appare scalzo e vicino a lui ci sono le sue scarpe (visibili anche nel filmato della canzone “I Am The Warlus”  nella parte 0.06 in basso a sinistra) che sembrano macchiate di rosso (che alcuni hanno voluto interpretare come sangue). A pagina 23 Paul è l’ unico a indossare un fiore nero all’occhiello mentre gli altri tre Beatles ne hanno uno rosso; altre mani sulla testa di Paul alle pagine 18 e 24. A pagina 15 un Paul (disegnato) giocherella con una macchinina sulla scrivania (un possibile riferimento all’incidente?).

Altra immagine tratta a pagina 13 del booklet accluso al disco relativo al film “Magical Mystery Tour“: durante l’interpretazione di “I Am The Warlus” Paul è scalzo (i defunti vengono seppelliti scalzi) e le sue scarpe sporche di sangue si trovano vicino alla batteria. Sulla grancassa della Ludwig di Ringo compare la scritta “Love The 3 Beatles”: i Beatles originali sono solo più 3!!!

Osservando il retro di copertina, girato di lato, e lasciando che gli occhi vadano fuori fuoco, sembra apparire l’acronimo RIP (Requiescat In Pacem, in inglese Rest In Peace, in italiano Riposa In Pace).

I testi sono in questo caso meno ricchi di spunti; si è voluto leggere una sorta di sberleffo di Campbell a Paul nelle parole di “Hello Goodbye” : «you say goodbye, I say hello» (“tu dici addio, io dico ciao”, come a dire: “esci tu, entro io”), e c’è chi sostiene che Lennon, alla fine di “Strawberry Fields Forever”, dica: «I buried Paul» (“ho sepolto Paul”) anziché, come parrebbe, «cranberry sauce» (“salsa al mirtillo rosso”). Nel brano di George Harrison “Blue Jay Way”, le liriche del testo: «Please don’t be long, Please don’t you be very long», se ascoltate al contrario rivelerebbero il seguente messaggio: «Paul is bloody, Paul is very very bloody» (“Paul è sanguinante, Paul è molto molto sanguinoso”).

Altra immagine del booklet accluso al vinile di “Magical Mystery Tour” relativo al film. Durante l’esecuzione di “Your Mother Should Know” i Quattro Beatles sono vestiti con smoking bianco con tanto di garofano all’occhiello: Paul è l’unico a portare un fiore nero (John, George e Ringo l’hanno rosso) e tiene in mano un mazzo di fiori, destinati ad una tomba.

Nel film “Magical Mystery Tour”, verso la fine è presente una scena nella quale John e George si recano in un night club per assistere a uno spogliarello. La band che suona nel locale è la Bonzo Dog Doo-Dah Band che esegue una strana canzone dal titolo “Death Cab For Cutie” nella quale viene narrata la storia di una ragazza che una notte prende un taxi e muore in un incidente stradale. Però il termine “cutie” (“persona carina”) è un aggettivo valido sia per i maschi che per le femmine, e Paul durante l’apice della Beatlemania veniva definito dalla stampa proprio “Paul the cutie” (“Paul il bello”). Inoltre, in un’altra scena del film John chiama Paul con il nome “Bonzo”, proprio come il gruppo che esegue il brano, e taluni hanno interpretato il fatto come se Lennon volesse porre l’attenzione proprio sul testo di “Death Cab For Cutie”. La canzone, un rock ‘n’ roll anni cinquanta, è diventata con il passare degli anni un piccolo classico underground nella zona di Liverpool e ha ispirato anche una band che ha deciso di chiamarsi come il titolo del brano.

 In una famosa scena del film, Paul vaga solitario per una collina come uno spettro (un presunto riferimento a Edgar Lee Masters) per l’esecuzione del suo brano “The Fool On The Hill”. La scena fu girata in Francia (a Nizza) e creò non pochi problemi di natura legale e finanziaria a McCartney. In terra francese Paul, senza passaporto, fu fermato e trattenuto dalle autorità francesi fintanto che non gli fu fatto pervenire l’importante documento. Nello stesso periodo, privo di documenti di identità e di carte di credito, Paul dovette firmare un assegno in cambio di soldi contanti, ma l’assegno gli fu rifiutato dall’albergo in cui alloggiava: senza documenti chi poteva credere che quel giovane ragazzo inglesse fosse Paul McCartney dei Beatles?

Foto della Bonzo Dog Doo-Dah Band , band di Londra che nel film “Magical Mystery Tour”  interpreta una strana canzone dal titolo “Death Cab for Cutie”: essa narra la morte di una giovane donna in un incidente stradale. Il termine Cutie (carino) è valido sia per sostantivi maschili e femminili: Paul The Cutie (Paul il Bello) era il nomignolo che le fan battezzarono per il bassista nel pieno della Beatlemania.

9)- LADY MADONNA (Singolo pubblicato il 15 marzo 1968)

 Il singolo dei Beatles intitolato “Lady Madonna” pubblicato nel marzo 1968, contiene i versi: «Wednesday morning papers didn’t come» (“i giornali di mercoledì mattina non arrivarono”); che i sostenitori della leggenda PID interpretano come un riferimento al fatto che la notizia del decesso di Paul fu occultata e tenuta segreta alla stampa.

10) – WHITE ALBUM (Doppio Album pubblicato il 22 novembre 1968)

 Nel poster allegato all’interno del “White Album” (a pag. 18 nel libretto del disco) compare un individuo che sarebbe Campbell prima della chirurgia plastica. In una foto di Paul che balla, due mani scheletriche sembrano volerlo afferrare dalla schiena. Nell’angolo in alto a sinistra del poster c’è una foto di Paul in una vasca da bagno (a pag. 3 del booklet del CD): la posizione della testa di Paul, la linea dell’ acqua a tagliare il collo suggerendo la decapitazione e la schiuma di sapone attorno suggeriscono la macabra scena del suo fatale incidente.

Nell’angolo in alto a sinistra del poster allegato al doppio Album c’è una foto di Paul in una vasca da bagno (a pag. 3 del booklet del CD): la posizione della testa di Paul e la schiuma di sapone attorno suggeriscono la macabra scena del suo fatale incidente.

 Per quanto concerne l’analisi dei testi dalla prospettiva del PID, si è già detto di “Glass Onion” (vedi “Magical Mystery Tour“). In “Don’T Pass Me By”  Ringo canta: «I’m sorry that I doubted you, I was so unfair, You were in a car crash and you lost your hair» (“Mi dispiace di aver dubitato di te, sono stato così scortese, sei rimasto coinvolto in un incidente d’auto e hai perso i capelli”), tale strofa viene indicata dai seguaci della teoria PID, come una prova a sostegno della morte di McCartney avvenuta in un incidente d’auto dove sarebbe rimasto decapitato, mentre tornava a casa dopo un litigio in studio con gli altri tre Beatles. “Revolution 9″ inizia con una voce che scandisce tre volte le parole: «Number nine», che se ascoltate al contrario suonerebbero come: «Turn me on, dead man» (“eccitami, uomo morto”); il numero 9 si riferirebbe sia alla somma delle lettere che compongono il nome McCartney (nove, appunto), sia al giorno della presunta morte (il 9 novembre). Fra i rumori che compongono questo brano (non propriamente musicale) c’è anche una frenata d’automobile e uno schianto, e ascoltando la traccia al contrario si sentirebbe una voce che grida: «Get Me Out! Get Me Out!» (“Tiratemi fuori! Tiratemi fuori!”) presumibilmente dall’auto in fiamme, un coro che sembra ripetere: «Paul is dead, Paul is dead», ed una voce che grida velocemente: «I’ m die!» (“Io sono morto!”), dopodiché si sentono delle urla, commenti  su un chirurgo e un dentista che non avrebbero fatto bene il loro lavoro (su Campbell?) e altre amenità del genere. Infine ci sono anche delle voci (probabilmente quelle di Lennon e Harrison) che dicono: «Watusi… The twist… El dorado…» e che, se ascoltate al contrario, sembrano dire: «Paul is dead… since the… his suicide» (“Paul è morto… fin dal… suo suicidio”).

Altra fotografia tratta dal poster allegato al “White Album” ( pag. 18 nel libretto del cd): l ’uomo ritratto sarebbe William Campbell, colui che sostituì Paul a seguito della sua morte, prima degli interventi di chirurgia plastica. Oppure è Paul in uno dei suoi tanti travestimenti per eludere i fan che lo perseguitano tutti i giorni???

Sul finale di “I’ M So Tired”, uno strano mormorio di Lennon, se ascoltato al contrario, sembrerebbe dire: «Paul is dead, man: miss him, miss him, miss him!» (“Paul è morto, amico: mi manca, mi manca, mi manca!”). Ulteriore clamore tra i sostenitori della PID ha suscitato l’uscita di una versione primitiva della canzone con un mixaggio differente sul documentario “Anthology” nel 1996. L’esecuzione della canzone termina con la strofa: «I’d give you everything I’ve got for a little peace of mind» ripetuta per tre volte inframezzate da brevi colpi di batteria. Sopra l’ultimo colpo di grancassa, prima dell’ultima ripetizione della frase, si sente Lennon mormorare di nuovo qualcosa di incomprensibile. Questo nuovo borbottio, suonato al contrario, sembra la voce di John che dice: «Are you listening?» (“State ascoltando?”). Quindi, prima Lennon sembra chiedere l’attenzione del pubblico, per poi dire pochi secondi dopo, come già detto, «Paul is a dead man. Miss him. Miss him. MISS HIM!» (“Paul è morto. Mi manca. Mi manca. MI MANCA!”). Curioso è il fatto che questo nuovo mormorio compaia solo nel documentario video e sia stato eliminato nella versione del brano presente sul disco “Anthology 3″.

Alla fine del brano “Cry Baby Cry”, e appena prima della sinistra introduzione di “Revolution 9″, compare Paul in una “Gohst Track” non segnalata in alcun modo sul disco (originata da una take del brano “I Will”) che dice: «Can you take me back where are people? Can you take me back?» (“Puoi riportarmi dove sono le persone? Puoi riportarmi indietro?”), come a voler sottolineare un rimpianto del Paul ormai defunto che vorrebbe ritornare alla vita strappatagli troppo presto.

L ‘Album “The Beatles“, più comunemente conosciuto come il “White Album“, è purtroppo tristemente noto per essere stato fonte di ispirazione  non solo per la teoria del PID ma anche per la mente malata e folle di Charles Manson che nello studio e nell’analisi approfondita del disco trasse gli elementi per compiere con i membri della “famiglia” i feroci omicidi di Sharon Tate (moglie del regista Roman Polanski) ed altre tre persone nella notte del 9 agosto 1969.

11) – YELLOW SUBMARINE (Album pubblicato il 13 gennaio 1969, film 1968)

Copertina di “Yellow Submarine“: ancora una volta troviamo sopra la testa di Paul una mano: questo è un simbolo di morte in molte società orientali, lo si ritrova anche in “Sgt. Pepper’s” ed in “Magical Mystery Tour“, sarà un caso o la cosa è voluta? Il sottomarino sembra sepolto in una collina… e se fosse la bara gialla di Paul?

 Sulla copertina di “Yellow Submarine” ancora una volta compare una mano sopra la testa di Paul, anche se questa volta si tratta del segno molto italico delle “corna”. Il sottomarino giallo sembra sepolto dentro una collina (e alcuni hanno fatto notare la similitudine con una bara gialla). In ” All Tou Need Is Love” pare di sentire in sottofondo: «Yeah, he’s dead, we loved you yeah, yeah, yeah» (“sì, è morto, ti abbiamo amato”; effettivamente, il brano ripropone il ritornello di She loves you nella forma We loved you). Secondo alcuni invece i Beatles stanno solo dicendo: «Yesterday» (che può sembrare un “Yes, he’s dead“) e «She loves you, yeah, yeah, yeah», che può sembrare un “we loved you, yeah, yeah, yeah“, citando espressamente due dei loro più grandi successi del primo periodo della band.

In “Only A Northern Song” George canta: «If you think the harmony is a little dark and out of key, you’re correct, there’s nobody there» (“se pensi che l’armonia sia un po’ tetra e stonata, hai ragione, non c’è nessuno là”; forse al posto di McCartney?). In “Yellow Submarine”, durante i rumori di metà canzone, al minuto 1:41 e al minuto 1:07, una voce sembra dire: «Paul is dead».

In una scena del lungometraggio “Yellow Submarine” appare brevemente una lapide mortuaria con la scritta “N° 49 Here Lie Buried William McMilley” (“Numero 49 – Giace qui sepolto William McMilley”), oltre al fatto che il nome ricorda sia William (Campbell), il supposto rimpiazzo, sia McCartney (McMilley) è stato fatto notare che 4 sono le lettere che compongono il nome “Paul” e 9 quelle che compongono il cognome “McCartney”. Quindi “4-9 Here Lie Buried” starebbe a significare “Paul McCartney giace qui sepolto”. Inoltre in un’ altra scena del film appaiono sullo schermo per breve tempo due Paul McCartney in versione cartone animato, come per sottolineare che forse ne esiste più di uno (il sosia?). E quando il personaggio di Paul fa la sua prima entrata in scena, viene accolto da un suono di applausi e riceve un mazzo di fiori come un attore che interpreta con successo la sua parte.

12) – ABBEY ROAD (LP pubblicato il 26 settembre 1969)

La Cover di “Abbey Road” al pari di quella del “Sgt. Pepper’s” è ricca di indizi sulla presunta morte di Paul McCartney: uno su tutti Paul ha un passo sfalsato rispetto agli altri Beatles. I Beatles raffigurano una processione funebre: John (in bianco) vigile che apre il corteo, Ringo (in nero) sacerdote, Paul (scalzo e fuori passo il defunto), George (in jeans il becchino).

 La copertina di “Abbey Road” è forse quella le cui interpretazioni a sostegno della morte di Paul sono più note. Il gruppo attraversa la strada in fila, e gli abiti indossati dai quattro suggerirebbero secondo alcuni una processione funebre: apre John completamente vestito di bianco (sacerdote o forse angelo), Ringo con un sobrio completo nero che potrebbe far pensare al portatore della bara, Paul scalzo, con gli occhi chiusi, tiene la sigaretta con la destra pur essendo mancino (c’è però da dire che anche in una foto scattata nel 1964, perciò prima della morte, e pubblicata nell’album “Beatles For Sale”, Paul tiene una sigaretta con la mano destra); e infine George in jeans e clarks potrebbe far pensare al becchino in abiti da lavoro per scavare la fossa. Paul, inoltre, è l’unico dei Beatles fuori passo rispetto agli altri, forse a simboleggiare la sua estraneità al vero gruppo.

Due importanti dettagli della cover di “Abbey Road“: la targa del Maggiolone LMW 28 IF ovvero 28 (anni) se … fosse vivo. Questo è uno dei dettagli su cui si basa maggiormente la teoria del Pid. La sigaretta tenuta con la mano destra da Paul, quando in realtà lui è mancino…

Sulla targa del Volkswagen Maggiolino bianco parcheggiato a sinistra, si legge “28IF” – “28 SE”, interpretato come “28 anni SE fosse ancora vivo” (secondo alcune persone sulla targa dell’automobile c’è invece scritto “281F”). Questo indizio non è esatto: la foto venne scattata l’8 agosto del 1969 e Paul, nato il 18 giugno 1942, a quell’epoca aveva quindi 27 anni. Tuttavia, se si considera che alcune dottrine calcolano l’età non a partire dalla nascita bensì dal concepimento, allora tutto quadra. Anche alla luce di  questo il resto della targa, “LMW”, è stato letto come “Lie ‘Mongst the Wadding”, poemetto dello scrittore americano Stephen Crane, anch’egli morto a 28 anni (il suo viso appare seminascosto da una mano sopra la testa di Paul nel famoso collage di Sergeant Pepper’s). Altri hanno letto “LMW” come “Linda McCartney Widowed” (vedova) o come “Linda McCartney Weeps” (piange), ma anche questo indizio sembra inesatto, infatti se Paul fosse deceduto nel 1966 come da leggenda, dovrebbe essere la sua fidanzata dell’epoca, cioè Jane Asher, a piangere, e non Linda che all’epoca della presunta morte non lo conosceva nemmeno. Dall’altra parte della strada c’è un camioncino della polizia, simile a un carro funebre, che i fautori della teoria del PID sostengono essere l’automezzo che all’epoca accorreva in soccorso negli incidenti stradali. Mossa sullo sfondo, si vede un’automobile che si allontana, esattamente in linea con Paul. L’unico numero civico che appare sembrerebbe un 3, corrispondente al numero dei Beatles superstiti;  sul retro copertina, la “S” di Beatles è spezzata e, subito accanto, un riflesso sul muro sembra comporre un teschio. Infine, davanti alla parola “Beatles” si vedono dei fori sul muretto, che, se uniti fra di loro, formerebbero ancora un 3.

Retro copertina di “Abbey Road“: la scritta Beatles presenta una spaccatura nella lettera S, segno di una falla (la morte di Paul) in un gruppo un tempo perfetto. Davanti alla parola Beatles ci sono degli strani fori, come di mitragliatrice: connettendoli come nel gioco di “unisci i punti” viene fuori un 3: come il numero dei Fab superstiti.

Nel testo di “She Came In Through The Bathroom Window” alcuni versi sono stati interpretati come indizi sulla vita di William: «so I quit the police department and got myself a steady job» (“così lasciai il dipartimento di polizia e mi trovai un lavoro fisso”). E in “Come Together” John canta: «one and one and one is three» (“uno più uno più uno fa tre”), per la leggenda, un’osservazione sul numero effettivo dei veri Beatles rimasti. Nel verso successivo, sempre John dice: «Got to be good-looking ‘cause he’s so hard to see», e cioè “ci vuole un buon occhio perché lui è molto difficile da vedere”: si riferisce forse a Paul? Secondo la leggenda, probabilmente sì, visto che lui dovrebbe essere morto e quindi “invisibile”, oppure interpretabile come “ci vuole buon occhio per accorgersi che non si tratta del vero Paul”.

13) – LET IT BE (LP pubblicato l’ 8 maggio 1970)

Cover di “Let It Be“: la cornice di fondo è nera, come ad essere listata a lutto. Paul è l’unico che si trova su uno sfondo rosso (sangue) ed è l’unico a non rivolgere lo sguardo nella stessa direzione degli altri Beatles.

 La questione degli indizi continua anche sull’ultima “release” ufficiale del gruppo a seguito del loro scioglimento che viene datato 10 aprile 1970, giorno in cui Paul (o William Campbel???), per il lancio del suo album solista “McCartney“, rilascia alla carta stampata delle dichiarazioni inequivocabili sulla possibilità che possa continuare in futuro la collaborazione con John, George e Ringo. Rispetto alle loro ultime fatiche, in “Let It Be” i riferimenti al Pid sono molto meno frequenti, ma del resto tutto il Long Playing fu un parto faticoso, quasi forzato , al quale nessuno dei quattro Beatles partecipò con vivo interesse. Le session furono caratterizzate da frequenti litigi ed anche la fase di post produzione fu trascurata dai membri del gruppo che quindi non dedicarono più la loro maniacale attenzione anche ai dettagli del confezionamento del prodotto finito (cover, note di copertina, promozione ecc..). Comunque sulla copertina di “Let It Be”, Paul guarda in direzione diversa dagli altri ed è l’unico ad apparire su sfondo rosso (ancora interpretato come un riferimento al colore del sangue). In più, se si ascolta al contrario il ritornello dell’omonimo brano, sembrerebbe possibile percepire la frase: «He’s been dead» (“lui è morto”); per di più se il ritornello di “Get Back” viene fatto scorrere al rovescio, si potrebbe altresì sentire: «Help me, help me, I need some wheels!» (“aiuto, aiuto, ho bisogno di copertoni!”), un probabile riferimento all’ incidente stradale che la mattina di mercoledì 9 novembre 1966 avrebbe provocato la morte di McCartney.

14) – FREE AS A BIRD (Singolo, pubblicato il 4 dicembre 1995, video promozionale per Anthology 1, 1995)

Nel video della canzone “Free As A Bird” (inedito originariamente di Lennon, riarrangiato dai Beatles superstiti nel 1994 e reso pubblico nel novembre 1995) che mostra alcune scene di vita inglese e dei Beatles riprese dal punto di vista di un volatile, al minuto 1.24 inizia una scena di una manciata di secondi in cui tre Beatles attraversano una strada di corsa affiancando una macchina nera identificabile come un carro funebre con le porte posteriori aperte. Al minuto 1.57 si vedono tre Beatles vestiti di nero e Paul vestito di rosso (ancora un altro riferimento al sangue?) e dal minuto 2.20 (in un fotogramma al minuto 2.21, nel vetro della camionetta della polizia appare un riflesso delle fronde di un albero, in cui i sostenitori della leggenda hanno voluto scorgere un’immagine simile al volto di Paul cadavere) al minuto 2.28 è rappresentata la scena di un violento incidente di una vettura sportiva targata YFE. Al termine del video, dopo una sequenza in un cimitero (dove si vede il cane di Paul, Martha, correre e dove, in una cappelletta, si vede il cartello di “Sgt. Pepper’s”), prima che la scena si sposti passando per la sagoma di Paul McCartney saltellante sul celebre attraversamento pedonale di “Abbey Road” (una delle copertine che nasconderebbe numerosi indizi della morte di McCartney), la ripresa passa davanti ad una tomba con scritto il nome di Eleanor Rigby, già titolo dell’omonimo brano presente nell’album “Revolver” del 1966, che si riferirebbe, come già detto, al funerale segreto di Paul. Infine, al termine del video e della canzone si sente un ennesimo borbottio da parte di Lennon dal significato indecifrabile, che, secondo alcuni conterrebbe un altro messaggio nascosto.

15) – ANTHOLOGY 3 (Raccolta, pubblicata il 28 ottobre 1996)

La copertina di “Let It Be” viene in parte ripresa in Anthology 3 (1996): in questo caso la foto di “Faul” viene sostituita con una del 1965 (“Rubber Soul”), con il “vero” McCartney.

 La copertina del terzo volume del progetto “Anthology” (uscito in Gran Bretagna il 28 ottobre 1996 e negli U.S.A. il giorno successivo)monumentale progetto che in sei CD ripropone versioni alternative in studio dei classici dei Fab Four ed alcune rarissime versioni tratte da concerti alla radio ed alla televisione, mostra i visi dei quattro  Beatles presi dalla copertina di “Let It Be”, ma mentre le foto di Ringo, John e George sono esattamente quelle dell’album in questione, l’ immagine di Paul è stata sostituita da quella presente sull’album “Rubber Soul”. I sostenitori del PID affermano quindi che sia stata volutamente inserita un’ immagine del “vero” Paul precedente all’ incidente mortale, invece che quella del suo rimpiazzo . Nella versione alternativa contenuta nella raccolta di inediti del 1996 di “Glass Onion”, proprio nel momento topico in cui John da al pubblico l’indizio secondo cui il Tricheco (Warlus) era Paul, si sente una voce soffocata che dice “Help …”  vuole dirci qualcosa oppure è un tentativo di reprimere le risa, visto che i quattro musicisti ed il loro entourage ci stanno giocando un bello scherzo? Viene il dubbio, questa versione della canzone scritta da John Lennon risale effettivamente all’ epoca delle session di registrazione del  “White Album” oppure è stata aggiunta volutamente in seguito per alimentare ulteriori dubbi e torie sul PID?

INCONGRUENZE

 La leggenda della morte di Paul presenta numerose incongruenze, a partire dal già menzionato problema di come un sosia avrebbe potuto sostituire e imitare così efficacemente un musicista e cantante del livello di McCartney, ed oltretutto essere (o fingersi) mancino come il vero Beatle. Ipotizzare che “Yesterday” e “Penny Lane” siano state scritte da due autori diversi non è certamente semplice.

Molte date non coincidono: “Help!”, “Rubber Soul”, “Revolver” e “Yesterday And Today”, per esempio, sono antecedenti alla presunta morte.

Dettaglio della foto interna del «Sgt. Pepper’s»: quello che sulla manica del vestito del braccio sinistro di Paul appariva essere un distintivo con la sigla O.P.D. “Officially Pronounced Dead” (“ufficialmente dichiarato morto”) in realtà è lo stemma della Ontario Provincial Police (O.P.P.): la piega del vestito trae in inganno!

 Per fare un altro esempio, sul distintivo della giacca di Paul fra le fotografie interne di “Sgt. Pepper” le lettere sono O.P.P. (e non O.P.D.), che stanno per Ontario Provincial Police, distintivo ricevuto da Paul quando i Beatles suonarono a Toronto nel 1965 e con la seconda “P” trasformata in “D” dalla piega della giacca. La foto tessera presente nel poster del “White Album” che rappresenterebbe Campbell prima della plastica facciale, non è altri che McCartney stesso camuffato con occhiali e baffi finti, cosa che abitualmente faceva durante gli anni della Beatlemania per sfuggire ai fan scalmanati. Alla fine di “Strawberry Fields Forever”, a un più accurato ascolto, Lennon dice “cranberry sauce” (“salsa di mirtillo”) e non “I buried Paul” (“Ho sepolto Paul”), cosa che è stata confermata soprattutto dall’uscita in “Anthology” dei differenti provini della canzone, dove le parole di Lennon sono nettamente più comprensibili. È ampiamente documentato che il 12 novembre 1966, tre giorni tre dopo la data classica della presunta tragedia, Paul McCartney e Mal Evans partirono per una vacanza-safari in Kenya. Come è possibile, quindi, che i Beatles (o chi per loro) abbiano trovato un perfetto sosia di Paul in appena due giorni? Anche la targa “28 IF” di “Abbey Road” è poco convincente perché Paul, nato il 18 giugno 1942, avrebbe avuto (o aveva) 27 anni e non 28 alla data in cui l’ album fu pubblicato. Quanto al riferimento alla “Vedova McCartney” riportato sulla targa stessa, la data della presunta morte implicherebbe che l’uomo che Linda incontrò per la prima volta ad un party nel 1967 (e che avrebbe poi sposato il 13 marzo 1969) fosse fin da allora l’ “impostore” anziché il vero Paul. Per quel che riguarda i supposti messaggi nascosti ascoltando  alla rovescia le canzoni, non sono mai attendibili al cento per cento poiché ad ognuno può sembrare di sentirci qualsiasi cosa, ed è quindi fin troppo semplice ridurre il tutto ad una tipica forma di suggestione.

Più in generale, nel valutare le singolari coincidenze citate nelle sezioni precedenti occorre ricordare che i dettagli della leggenda PID furono definiti gradualmente, in molti casi a posteriori rispetto alla comparsa degli “indizi” nella discografia dei Beatles (si veda per esempio il caso di “Padre McKenzie“).

John aveva un umorismo molto macabro: in questa fotografia tratta da un servizio realizzato nel 1968 per la promozione del «White Album» John finge di essere morto. Che il PID sia stato escogitato dai Fab per prendersi gioco dei fan ed aumentare l’interesse attorno al gruppo?

Non si può escludere, peraltro, che i Beatles abbiano volutamente “giocato” con la leggenda che stava nascendo, o che l’abbiano alimentata inconsapevolmente attraverso qualche scelta fatta con altri intenti (per esempio è vero che Paul è spesso “fuori schema” rispetto agli altri Beatles nelle copertine e nelle foto ufficiali: di spalle, di profilo ecc.). Lennon, in particolare, amava l’ humor nero: una foto, tra quelle degli esordi al Cavern Club, mostra il chitarrista che si finge morto, mentre gli altri componenti della band lo vegliano. E il gioco venne ripetuto anche durante un’altra sessione fotografica svoltasi nel 1968 ai tempi dell’uscita del “White Album”, sempre con Lennon nella parte del morente. Con la leggenda PID sarebbe soltanto “cambiato” il Beatle morto. Molti indizi successivi, compresi tutti quelli presenti nei dischi solisti dei singoli Beatles, sono posteriori alla nascita e diffusione della leggenda (1969), e quindi potrebbero essere stati inseriti intenzionalmente come ironico commento alla storia, cosa che sarebbe stata in perfetta sintonia con il particolare senso dell’umorismo dei quattro.

Nel 2009, due periti italiani, l’informatico Francesco Gavazzeni e il medico legale Gabriella Carlesi, basandosi su avanzate tecniche medico-legali, hanno svolto un approfondito studio di antropometria e di craniometria su immagini di Paul McCartney, scattate prima e dopo la data del presunto incidente in cui l’artista avrebbe trovato la morte, allo scopo di confrontarne le caratteristiche biometriche e decidere così se si trattasse o meno della stessa persona. Sorprendentemente, lo studio ha portato a concludere che resta aperta la probabilità che non si tratti della stessa persona, in quanto il confronto dei dati biometrici (analisi della forma del cranio e della mascella, della curva mandibolare, dei padiglioni auricolari, del palato e della dentatura) indica che si potrebbe trattare di due differenti individui, sia pur in apparenza molto somiglianti.

CURIOSITA’

“Very Together” : cover dell’album pubblicato in Canada dalla Polydor nel novembre del 1969. Il vinile contiene le registrazioni dei Beatles con Tony Sheridan, risalenti ai soggiorni ad Amburgo del 1961 e deve la sua fama principalmente alla copertina ed alla leggenda PID. Su diessa compaiono inserite in un candelabro quattro candele a cui una è stata spenta la fiamma. In quest’ottica le quattro candele simbolizzerebbero i quattro Beatles, e la candela smorzata sarebbe il Beatle morto (Paul).

 Il brano “How Do You Sleep?” del celebre album “Imagine” di John Lennon (anno 1971) è un feroce attacco a McCartney; con riferimento alla vicenda del PID, Lennon canta: «Those freaks was right when they said you was dead» (“quei matti avevano ragione quando dicevano che eri morto”). Il senso della frase ovviamente non va letto come una rivelazione della “veridicità” della teoria del PID, ma solo un’aperta critica alla carriera artistica di McCartney (come dire: “non hai fatto niente di importante”); altri versi dello stesso brano recitano per esempio «the only thing you done was Yesterday» (“l’unica cosa che hai fatto è “Yesterday”. “) e «the sound you make is muzak» «…to my ears / you must have learned something in all those years» (“i suoni che fai sembrano musica da ascensore alle mie orecchie / dovresti aver imparato qualcosa in tutti quegli anni”).

Nel novembre 1969, in Canada, proprio all’apice della diffusione della leggenda “Paul Is Dead”, venne pubblicato dalla Polydor Records l’album compilation “Very Together, contenente materiale dei primissimi Beatles risalente al 1961 quando suonavano insieme a Tony Sheridan. La copertina del disco mostra quattro candele inserite in un candelabro. Tre di queste sono accese mentre una è stata spenta da poco. Tale misteriosa copertina venne interpretata come un ennesimo indizio. In quest’ottica le quattro candele simbolizzerebbero i quattro Beatles, e la candela smorzata sarebbe il Beatle morto (Paul McCartney).

Paul McCartney ha mantenuto un atteggiamento divertito rispetto a questa vicenda («Le voci sulla mia morte sono oltremodo esagerate. Comunque, se fossi morto, sarei stato sicuramente l’ultimo a saperlo»). Nel 1993 ci ha scherzato persino sopra con il titolo del suo album dal vivo “Paul Is Live”, in cui ricompare il passaggio pedonale di “Abbey Road” con una targa di automobile che recita, questa volta, “51 IS” (“51 ha”), infatti essendo nato nel 1942, nel ’93 McCartney aveva effettivamente 51 anni. Inoltre Paul ha anche prestato la propria voce al personaggio di se stesso in una puntata del cartone animato “I Simpson“, alla fine della quale ricorda: «Oh, by the way… I’m alive and I’m amazed» (“a proposito: sono vivo e sono sorpreso”).

Cover dell’ album “Paul Is Live” del 1993, con la quale McCartney scherza facendo parodia della celebre cover di Abbey Road e sbeffeggia la leggenda del Pid.
La foto di copertina è una rielaborazione di quella originale di “Abbey Road“, scattata dal fotografo Iain Macmillan nell’agosto del 1969. Il ritocco fu fatto al computer dall’artista Erwin Keustermans, cancellando i Beatles e mettendo Paul e il cane, presi da una foto di Linda McCartney.

Quando McCartney venne intervistato all’interno di uno sketch nel programma televisivo statunitense Saturday Night Live  nel 1993, il comico Chris Farley gli chiese: «Ricordi quando eri nei Beatles e presumibilmente eri morto, e c’erano tutte quelle tracce e indizi, come la riproduzione di un brano all’indietro che dice ‘Paul è morto, Paul è morto’… Quello era uno scherzo, vero?» McCartney rispose: «Sì. Non ero veramente morto.»

Nel 2000 la storia ha ispirato il film “Paul Is Dead” scritto e diretto da Hendrick Handloegten. La pellicola si è aggiudicata il Gran Premio della Giuria allo Slamdance Film Festival del 2001.

Nel 2001, si è sparsa la notizia dell’esistenza di presunte registrazioni vocali effettuate da George Harrison prima della sua morte, illustrate nel corso di un servizio televisivo prodotto dalla società di produzione indipendente “Highway 61” e delle quali non è mai stata dimostrata l’autenticità, in cui viene “confermata” la leggenda PID (anche se con qualche variante significativa) indicando i motivi che hanno portato all’insabbiamento dell’intera faccenda: la necessità di evitare una possibile ondata di suicidi tra i fan di McCartney, nonché gli interessi economici e politici in ballo. Nella gigantesca operazione di copertura avrebbero avuto un ruolo attivo i servizi segreti britannici (MI5). L’incapacità di sostenere la menzogna sarebbe stata la causa primaria dello scioglimento dei Beatles. Secondo questa versione della leggenda, “Faul”, non avrebbe rispettato l’accordo di ritirarsi dalla musica una volta scioltasi la band, sviluppando il proprio talento musicale, a scapito della figura del defunto Beatle. Anche l’omicidio di Lennon (avvenuto nel 1980) sarebbe in connessione con questo segreto: Lennon aveva minacciato di rivelare la verità, venendo così messo a tacere dai servizi segreti …

 

 SMENTITA UFFICIALE

Il 7 novembre 1969 Paul McCartney smentisce dalle colonne di LIFE tutte le voci che stavano circolando a riguardo della sua presunta morte. A distanza di tanti anni, ancora oggi, si continua comunque a dibattere sul PID, sul Tricheco, su William Campbel, sulla grancassa del “Sgt Peper’s” …

 Il 21 ottobre 1969, l’ufficio stampa ufficiale dei Beatles emise un comunicato stampa per smentire le dicerie crescenti circa la morte di McCartney e la leggenda del PID che stava ormai assumendo dimensioni spropositate, definendo l’intera faccenda “un cumulo di stupidaggini” ed aggiungendo: «La storia circola già da circa due anni, riceviamo centinaia di lettere da sballati di ogni genere ma Paul è ancora tra noi».

Il clamore attorno alla faccenda iniziò a scemare quando, il 7 novembre 1969, la rivista Life pubblicò un articolo intitolato “Paul is still with us” (“Paul è ancora tra noi”) contenente un’intervista a McCartney nella sua fattoria in Scozia, nella quale egli disse: «Forse la voce ha cominciato a diffondersi perché non sono apparso molto sui giornali ultimamente. Sono stato assediato dai giornalisti per una vita intera, e non ho niente da dire in questi giorni. Sono felice di stare insieme alla mia famiglia e lavorerò quando avrò voglia di lavorare. Sono stato sotto pressione per dieci anni e non ho mai staccato la spina un attimo. Adesso mi prendo una pausa ogni volta che posso. Preferirei essere un po’ meno famoso di questi tempi». Sempre nel corso dell’intervista, a proposito dei famigerati indizi aggiunse: «È tutto così dannatamente stupido. Presi quel distintivo OPD in Canada. Era un distintivo della polizia. Forse significa Ontario Police Department o qualcosa del genere. Avevo un fiore nero all’occhiello perché erano finiti quelli rossi. È John, non io, con il costume nero sulla copertina di “Magical Mystery Tour”. In “Abbey Road” indossavamo i nostri vestiti di tutti i giorni. Camminavo scalzo perché era una giornata molto calda. La Volkswagen era semplicemente parcheggiata là».

BIBLIOGRAFIA

Beatles, L’ Enciclopedia”, Bill Harry, 2000, Arcana Musica, Roma, (825 pag.);

Sgt. Pepper La Vera Storia“, Riccardo Bertoncelli e Franco Zanetti, 2007, Giunti, Milano, (192 pag.);

Il Caso Del Doppio Beatle, Il Più completo dossier sulla “morte” di Paul McCartney”, Glauco Cartocci, 2005, Robin Edizioni (4° edizione ampliata con gli ultimi clamorosi indizi e teorie), Roma, (360 pag.);

Il Codice McCartney, La Verità sulla morte di Paul”,Fabio Andriola e Alessandra Gigante, 2011, Rizzoli, Bologna, (240 pag.);

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