4 marzo 1943 : nasce Lucio Dalla


4 MARZO 1943 : NASCE LUCIO DALLA

04/03/1943 NASCE LUCIO DALLA - THE BEAT CIRCUS CUNEO

Copertina del singolo “4/3/1943” / “Il Fiume E La Città” pubblicato da Lucio Dalla su 45 giri RCA Italiana PM3578 nel 1971.

Lucio Dalla nasce a Bologna il 4 marzo 1943. Il papà, Giuseppe Dalla (1896-1950), è molto conosciuto nella città emiliana poiché direttore di un club di tiro a volo (sarà citato dal figlio nel brano “Come E’ Profondo Il Mare”, uno dei suoi più grandi successi, contenuto nell’album omonimo (RCA Italiana – PL 31321) del 1977:Babbo, che eri un gran cacciatore di quaglie e di fagiani…”) mentre la madre Iole Melotti (1901-1976) svolge la professione di sarta e di casalinga (verrà omaggiata anche lei dal figlio con una fotografia sulla copertina dell’album “Cambio” (Pressing – ZL 74761) del 1990, uno degli album più conosciuti dell’ Artista con  1.400.000 copie vendute, trainato nelle vendite dalla canzone “Attenti Al Lupo” scritta da Ron). Nel 1950, dopo una lunga agonia il padre muore, per cui la madre decide di formarlo ed istruirlo presso il Collegio Vescovile Pio X di Treviso, dove frequenta le scuole elementari, manifestando fin da subito la sua spiccata vocazione per il mondo dello spettacolo nelle prime recite scolastiche. Il primo approccio alla musica da parte del piccolo Lucio avviene nei primi anni ’50 quando, spinto dallo zio paterno Ariodante Dalla, noto cantante melodico nella Bologna degli anni ’40 e ‘ 50, impara a suonare la fisarmonica. In merito alla propria passione/vocazione per la musica, Lucio Dalla ha più volte sottolineato come sua madre Iole fosse veramente convinta di avere un figlio geneticamente portato per lo spettacolo, non ostacolandolo mai nei suoi propositi di entrare nel mondo della musica: «Avevo undici anni, quando mia madre, donna strana, una stilista che non sapeva mettere un bottone, mi portò in un istituto psicotecnico di Bologna, per un test sulle mie attitudini, risultò che ero un mezzo deficiente». Ancora: «Mia madre sospettava fossi un genio, anche per questo mi lasciò partire a quindici anni per Roma». Il percorso scolastico di Dalla non è stato molto lineare, infatti, una volta terminate le scuole dell’obbligo inizia la prima Ragioneria, passando poi al Liceo Classico ed infine al Liceo Linguistico: «A scuola andavo male – ricorderà l’artista – preferivo andare in giro a suonare. A diciassette anni ero già a Roma a fare musica».

SANREMO 1971: “4/3/1943”

La ventunesima edizione del Festival di Sanremo consacra definitivamente un artista dal talento musicale cristallino e con un’immagine decisamente eccentrica per l’epoca. Nel 1971 infatti Lucio Dalla si presenta al Festival della Canzone Italiana per la terza volta; nelle precedenti due edizioni a cui aveva partecipato era passato praticamente inosservato (“Paff… Bum” in coppia con gli Yardbirds di Jimmy Page e Jeff Beck nel 1966 e “Bisogna Saper Perdere” in coppia con i Rokes di Shell Shapiro nel 1967) ma non si era assolutamente perso d’animo continuando a lavorare duro. Nel 1970 avviene l’incontro con Gianni Morandi, per cui scrive “Occhi Di Ragazza” che ottiene un successo di vendite  clamoroso e per il giovane Lucio notevole visibilità. Un altro incontro decisivo per Dalla è, nello stesso periodo, quello avvenuto a Bologna con Paola Pallottino, all’epoca operatrice nel mondo della pubblicità (almeno, così venne presentata sulla stampa dopo l’enorme successo di questa canzone) oltre che scrittrice e poetessa dilettante (pupilla di Aldo Palazzeschi), nonché già autrice dei testi di alcune altre canzoni di Dalla, poi in seguito, professoressa universitaria. I due si trovano alle isole Tremiti (dove la famiglia di Dalla aveva una casa) e quasi per scherzo, in una manciata di minuti, compongono una canzone. Senza pianoforte e senza chitarra, canticchiando la melodia davanti al mare, nasce un pezzo intitolato “Gesù Bambino”. Il cantautore dirà in un’ intervista: “Ebbi subito la sensazione di aver fatto qualcosa di veramente grosso. A parte il fatto che mi commuovevo e per due anni mi sono commosso ogni volta che la cantavo. Ero dunque il primo testimone di un risultato; poi cominciai a cantarla in pubblico ed era uno scatenarsi di manifestazioni di consenso”. La canzone venne proposta alla commissione artistica della ventunesima edizione del Festival di Sanremo, ma si presenta subito un problema: il titolo viene giudicato blasfemo ed incappa nella censura. Proprio poco prima della kermesse, Dalla ed il suo Team decidono di cambiarlo in “4/3/1943” ed il brano viene ammesso alla gara. Il Festival di Sanremo si conclude con la vittoria di Nicola Di Bari e Nada con “Il Cuore E’ Uno Zingaro” (357 voti) ed il secondo posto di “Che Sarà” interpretata dai Ricchi e Poveri e José Feliciano (316 voti). Lucio Dalla si piazza con 297 voti in terza posizione, risultando però di fatto il vero trionfatore di un Festival pieno di fuoriclasse come Domenico Modugno, Adriano Celentano, Al Bano, Don Backy, Little Tony, Gigliola Cinquetti, Sergio Endrigo e Caterina Caselli.

Terzo classificato al Festival di Sanremo del ’71, dove Dalla lo eseguì in coppia con la Nuova Equipe 84, il brano narra della storia di una ragazza-madre, e originariamente era intitolato “Gesù Bambino“. I censori radio-televisivi non gradirono questo titolo, e per consentirne il passaggio in RAI imposero la modifica del titolo e di alcuni versi del testo originario, scritto da Paola Pallottino: infatti il testo originale nell’epilogo della storia doveva essere: “e anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino” ma dopo una  ritrattazione il verso divenne: “e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino“. Oltre al testo vero e proprio, anche il titolo originario venne giudicato irrispettoso, in considerazione  del fatto che il testo narra di una ragazza madre, che ha un figlio da un ignoto soldato alleato:  per questa serie di motivi il titolo originario fu cambiato e venne sostituito con “4/3/1943” ovvero la data di nascita di Lucio Dalla, pur non essendo una canzone autobiografica.  La versione con il testo originale di “Gesù Bambino” verrà inclusa alcuni anni più tardi nell’album “Banana Republic”  (RCA Italiana PL-31466, pubblicato il 28 luglio 1979) registrato live nel corso di una Tournée che Lucio Dalla fece con  Francesco De Gregori negli stadi italiani dal 16 giugno al 30 luglio 1979).

Pur presentata alla manifestazione nazional-popolare per eccellenza, la canzone non è il tipico motivo sanremese (introduzione-strofa-ritornello di facile presa-assolo strumentale-finale di largo respiro) ma presenta piuttosto le caratteristiche di una ballata popolare, con quattro strofe uguali, introdotte da un orecchiabile refrain di violino (suonato da Renzo Fontanella).

Al primo ascolto venne giudicata dai più stretti amici di Lucio bellissima, ma comunque inadatta ad una vetrina come quella di Sanremo, poco consona a simili ballate. Lucio (per fortuna) volle fare di testa sua, e nemmeno i rigorosi censori che ne pretesero il cambio del titolo e di alcuni versi sia del refrain che dell’inciso riuscirono a distoglierlo dal suo intento: pur di proporre quel pezzo alla platea del pubblico sanremese Dalla era disposto a scendere a dei compromessi.

Ebbe ragione. Per la prima volta un suo 45 giri arriva al primo posto nelle classifiche di vendita settimanali dei singoli, dopo una lunga serie di successi più di critica che di pubblico. Il pezzo fece il giro del mondo, oltre allo stratosferico successo italiano, fu interpretato in francese, nello stesso anno, da Dalida con il titolo di “Jesus Bambino” (il testo sarà firmato da Pierre Delanoë) e per due anni con il titolo di “Minha História” fu un best seller in Sudamerica, interpretato da Maria Betania e da Chico Barque de Hollanda, l’intellettuale della canzone brasiliana, che dopo aver ascoltato la versione originale di Lucio Dalla, ne memorizzò ad orecchio la melodia e ne scrisse un testo nella sua lingua. Pubblicata in Brasile nel 1971 nell’ album “Construçao” (considerato come il terzo miglior album di musica brasiliana di tutti i tempi dall’edizione brasiliana della rivista Rolling Stones), la rivisitazione in portoghese composta dallo stesso Chico Buarque è fedele all’originale, viene solo omesso il riferimento alla seconda guerra mondiale, nella quale, come noto, il Brasile, come tutto il Sudamerica (ed anche il Portogallo) non era stato coinvolto.

La versione di “4/3/1943” registrata da Lucio Dalla venne pubblicata su singolo RCA Italiana PM 3578 “4/3/1943” / “Il Fiume E La Città” e risultò essere il decimo 45 giri più venduto in Italia nel 1971. Nelle classifiche settimanali di vendita dei 45 giri debuttò alla posizione n° 4 il 13 marzo 1971 dietro a “Il Cuore E’ Uno Zingaro” di Nicola Di Bari, “Che Sarà” di Josè Feliciano e “My Sweet Lord” di George Harrison, per poi raggiungere la vetta delle classifiche di vendita il 17 aprile 1971 (prima volta in assoluto per Lucio Dalla). Sul lato B del singolo compare la canzone “Il Fiume E La Città” in cui Dalla sperimenta l’uso della voce registrata su nastro e riprodotta al contrario, per cui il brano risulta essere composto quasi di due metà speculari.

Ad accompagnare il cantautore Bolognese nell’esecuzione di “4/03/1943” in quella edizione del Festival vi era la “Nuova Equipe 84” formazione nata dalle ceneri di uno storico complesso Beat italiano, ovvero l’Equipe 84, quartetto modenese formatosi nel 1962 da Maurizio Vandelli (voce e chitarra), Franco Ceccarelli (chitarra), Victor Sogliani (basso) ed Alfio Cantarella (batteria) e che  a metà-fine anni Sessanta aveva ottenuto un successo enorme nel Bel Paese contendendosi con i Rokes lo scettro di miglior complesso beat italiano. Tra i maggiori successi dell’ Equipe 84 si annoverano “Io Ho In Mente Te” (1966) e “Tutta Mia La Città” (1969), cover rispettivamente di “You Were On My Mind” portata al successo da Barry McGuire nel 1965 e di “Blackberry Way” portata al numero uno in Inghilterra nel 1968 dai The Move, oltre alle composizioni di Mogol e Battisti “29 Settembre” e “Nel Cuore, Nell’Anima” entrambe del 1967 oppure  “Nel Ristorante di Alice” del 1968.

Nel 1970 Alfio Cantarella viene arrestato poiché trovato in possesso di sei ettogrammi di hashish, il danno all’immagine dell’ Equipe 84 è enorme:  la RAI decide di escludere il gruppo dai suoi programmi, c’è però ancora in ballo la sigla televisiva del programma “Il Sapone, La Pistola, La Chitarra E Altre Meraviglie” (la canzone omonima scritta da Vito Pallavicini e Paolo Conte), con una complicata trattazione la Ricordi riesce ad ottenere un accordo, per cui la sigla viene registrata in assenza di Alfio che non apparirà più in televisione e che viene temporaneamente sostituito da Mike Shepstone (storico batterista dei Rokes). Il gruppo cambierà per l’occasione nome in “Nuova Equipe 84”. Maurizio Vandelli gioca la carta, senza grosse fortune, della carriera solista, pubblicando l’album ”L’ Altra Faccia Di Maurizio Vandelli”(Ricordi SMRL 6077). L’insuccesso dell’operazione lo fa tornare sui suoi passi e, una volta constatata la volontà da parte di Franco Ceccarelli di abbandonare gli ex-compagni per un progetto con Ricky Gianco, con Victor Sogliani decide di proseguire con il gruppo che assume per la seconda volta il nome di “Nuova Equipe 84“: con Franz di Cioccio alla batteria e Dario Baldan Bembo alle tastiere, il complesso partecipa al Festival di Sanremo del 1971 e  con questa formazione si classifica terza in coppia con Lucio Dalla cantando “4 Marzo 1943”.

La canzone viene pubblicata su singolo “4 Marzo 1943” / “Padre E Figlio”  (Dischi Ricordi SRL 10.635) e la massima posizione raggiunta dalla versione della Nuova Equipe 84 della canzone composta da Dalla-Pallottino nella classifica settimanale di 45 giri più venduti in Italia fu la numero 17 (87° posto nella classifica annuale di vendita dei singoli del 1971).

Qualche settimana dopo il Festival di Sanremo la RCA Italiana, forte del suo en plein (tre canzoni sul podio!!!), fa ristampare “4/3/1943”, di cui aveva preparato solamente centomila copie. Lucio Dalla riceve un telegramma e lo mostra ritroso ai giornalisti : “Non so di chi sia, il testo recita solo Grazie, ed è firmato da una ragazza madre”. Tranne la canzone di Lucio Dalla, nessuno dei brani in concorso sembra però destinato a passare alla storia della musica leggera. Ciò che è mancato, in quella che resta tutto sommato una buona e bella edizione del Festival, è stato il lancio sul mercato di nomi nuovi. I dischi sanremesi del 1971 si vendono tuttavia meglio di quelli del 1970: si stima un 10-15% in più. Le prime tre classificate fanno il vuoto, delude invece le aspettative di vendita Adriano Celentano con la sua “Sotto Le Lenzuola”, alla vigilia data per favorita alla vittoria finale e classificatasi solamente al quinto posto della kermesse. Tra le diverse versioni della stessa canzone Nicola Di Bari piace più di Nada (“Il Cuore E’ Uno Zingaro”), la versione di “Che Sarà” di Feliciano vende otto volte e mezzo più di quella dei Ricchi E Poveri, Lucio Dalla surclassa la Nuova Equipe 84 (per ogni diciotto copie della sua “4/3/1943” il complesso modenese ne vende appena una!!!).

CURIOSITA’

Il Complesso degli Idoli, costituitosi a Bologna nei primi anni ’60, a partire dalla fine del 1965 accompagnò Lucio Dalla in tutti i suoi dischi (a partire dall’album “1999”  uscito nel 1966  su etichetta ARC, SA 16) e nelle sue esibizioni dal vivo, fino al 1972. La formazione del complesso subì alcune variazioni nel corso degli anni e vi fecero parte, in tempi diversi, i seguenti musicisti:

– Beppe Berlozzari: chitarra e voce;

– Giorgio Lecardi: chitarra e batteria (autore dei testi di “Non E’ Un Segreto” e “Gragnanino Blues”);

– Bruno Cabassi: organo e tastiere;

– Emanuele Ardemagni: basso

– Renzo Fontanella: violino, flauto e basso;

– Remigio Ducros: tastiere;

– Luciano Bovi: basso.

Ad accompagnare Lucio Dalla con il violino nell’esecuzione di “4/3/1943” sul palco del Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo in occasione della prima serata eliminatoria (venerdì 26 febbraio) e della serata finale (sabato 27 febbraio) del XXI Festival della Canzone Italiana del 1971 c’era Renzo Fontanella, componente del complesso Gli Idoli.

Nell’album “Geniale? 1969-1970 (inediti)”  pubblicato su CD RCA Italiana ND 75267 sono contenute undici canzoni registrate dal vivo al “Barga” di Lucca nel febbraio 1969 e al “La Mecca” di Rimini nell’agosto 1970 da Lucio Dalla ed i suoi Idoli. L’album si conclude con una vera “gemma”: la versione di “4/3/1943” con il testo senza censure presentata evidentemente in concerto un anno prima della sua uscita ufficiale al Festival del 1971.

Nel marzo del 1986 Lucio Dalla parte in tournée con gli Stadio per una lunga serie di esibizioni all’estero culminate con dei concerti negli Usa. La Rai renderà omaggio all’importante Tournée con uno speciale televisivo dedicato al concerto tenutosi il 23 marzo del 1986 al Village Gate di New York dove, tra una canzone e l’altra, Dalla racconta della sua Tournée negli Stati Uniti. Da questo concerto verrà successivamente  estratto  dalla RCA Italiana/Pressing il doppio album dal vivo “DallAmeriCaruso”: 14 canzoni live dal pluriennale repertorio di Lucio a cui si aggiunge un unico inedito: la versione in studio di “Caruso” (disco di platino e Targa Tenco quale miglior canzone dell’anno), brano  che racconta gli ultimi giorni di vita del grande tenore e che regalerà al cantautore emiliano un successo straordinario. La canzone, che nella versione del suo autore, ha venduto quasi nove milioni di copie in tutto il mondo, è oggi considerata un classico della musica italiana. Nel corso degli anni, il brano, è stato interpretato da artisti delle più svariate nazionalità, tra i quali spiccano cantanti di prestigio come la canadese Céline Dion, lo spagnolo Julio Iglesias, lo statunitense Michael Bolton ed i Nostri Luciano Pavarotti ed Andrea Bocelli. Ad oggi la canzone, tradotta in varie lingue, ha venduto oltre trentotto milioni di copie in tutto il mondo.

Il 28 febbraio 2008, durante la diretta televisiva della cinquantottesima edizione del Festival di Sanremo, il direttore della SIAE Giorgio Assumma, dichiara dai bollettini SIAE compilati, le dieci canzoni italiane maggiormente conosciute all’estero. La canzone di Lucio Dalla, “Caruso”, si è piazzata al secondo posto, dietro all’altrettanto celebre “Nel Blu Dipinto Di Blu” di Domenico Modugno.

Lucio Dalla prese parte a diciassette film come attore, il primo, del 1965 fu “Questo Pazzo, Pazzo Mondo Della Canzone” di Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi, l’ultimo, del 2008, fu  “Artemisia Sanchez” di Ambrogio Lo Giudice.

Lucio Dalla scrisse inoltre la colonna sonora per ben tredici film, la prima nel 1976 “Signore e Signori, Buonanotte” di Luigi Comencini, Luigi Magni, Nanni Loy, Ettore Scola, Mario Monicelli e l’ultima, del 2012, del film “Pinocchio” di Enzo D’Alò.

Il brano strumentale “Lunedì Cinema” contenuto nell’album degli Stadio “Canzoni Alla Radio” (RCA Italiana PL 70980) del 1986 è una composizione di Lucio Dalla che si firmò con lo pseudonimo Domenico Sputo. Lucio partecipò anche alla registrazione del brano con i celebri vocalizzi. Il brano venne utilizzato per anni come sigla che precedeva e che concludeva la messa in onda su RAIUNO dei Film che venivano trasmessi nel palinsesto del lunedì all’interno della rassegna intitolata “Lunedì Film”.

Nel corso della sua pluriennale carriera Lucio Dalla ha inciso complessivamente 31 album (22 in studio e 9 dal vivo), a cui si aggiungono 21 raccolte ufficiali. Si stima che Lucio Dalla abbia venduto in tutto circa 52 milioni di dischi nel corso della sua cinquantennale carriera (1962-2012).

Lucio Dalla muore la mattina del 1º marzo 2012, stroncato da un infarto all’età di sessantotto anni, all’Hotel Ritz di Montreux, la cittadina svizzera dove si era esibito la sera prima in concerto. È l’attore Marco Alemanno, il primo a scoprire la disgrazia solo pochi minuti dopo. I primi a dare la notizia della morte del cantante sono stati i frati della Basilica di San Francesco d’ Assisi , la stessa mattina del 1º marzo, su Twitter, esattamente alle 12:10, 23 minuti prima dei lanci d’agenzia. Il giorno seguente il feretro viene trasferito dall’obitorio di Losanna alla residenza bolognese dell’artista in via D’Azeglio e sabato 3 marzo viene allestita la camera ardente nel cortile d’onore di Palazzo D’Accursio, sede del municipio di Bologna. La città proclama il lutto cittadino come anche il Comune delle Isole Tremiti, residenza estiva del cantautore. Il funerale si tiene nella sua amata Bologna nella Basilica di San Petronio il 4 marzo, giorno in cui Dalla avrebbe compiuto sessantanove anni, presenti alla funzione oltre cinquantamila persone. Dopo il rito funebre, trasmesso in diretta televisiva, la salma del cantante è stata tumulata nel Cimitero monumentale della Certosa di Bologna dove riposa nel campo 1971.

Di seguito la versione  di “4/3/1943” interpretata da Lucio Dalla e pubblicata su 45 giri nel 1971 :

BIBLIOGRAFIA

 “1000 Canzoni Che Ci Hanno Cambiato La Vita”, Enzo Guaitamacchi, 2009, Rizzoli, Milano;

Festival di Sanremo Almanacco Illustrato della Canzone Italiana”, Eddy Anselmi, 2009, Panini S.p.A., Modena;

Lucio Dalla, Tutta La Vita”, a cura di Andrea Maioli, 2012, Poligrafici Editoriale, Bologna;

http://www.hitparadeitalia.it ;

https://it.wikipedia.org .