19 maggio 1933: al Cairo nasce Clem Sacco, il papà del rock demenziale italiano.


 

19 MAGGIO 1933: AL CAIRO NASCE CLEM SACCO, IL PAPA’ DEL ROCK DEMENZIALE ITALIANO.

UOVO ALLA COQUE - THE BEAT CIRCUS

Il più piccolo di cinque fratelli Clemente Sacco nasce al Cairo (Egitto) il 19 maggio 1933 da un ingegnere siciliano ed una casalinga piemontese. La sua famiglia, come tante altre italiane, era emigrata all’estero dalla Sicilia alla ricerca della fortuna. Nel corso della seconda Guerra Mondiale il padre fu richiamato alle armi ed inviato nella campagna di Abissinia. Nel 1940 fu fatto prigioniero e rinchiuso in un campo di prigionia a Fajed, a 150 km dal Cairo. Gli anni della guerra furono molto duri per la madre del piccolo Clemente, che nonostante le molte difficoltà e l’assenza del marito, riesce comunque a crescere la numerosa prole. Terminata la guerra il padre di Clemente viene liberato dalla prigionia e con il suo ritorno a casa la miseria per la famiglia Sacco termina, grazie al buon impiego che l’Ingegnere Sacco facilmente trova grazie alla sua buona conoscenza di sette lingue. Clemente, che fin da piccolo ha manifestato l’interesse per la musica, viene iscritto all’ Istituto Commerciale dei Salesiani ed, all’insaputa del padre, che ne avrebbe voluto fare un avvocato, prende fino al 1949 lezioni private di violino con un Maestro di Conservatorio del Cairo. Dopo essere stato cacciato dalla scuola dell’Ordine Religioso per motivi disciplinari, Clemente inizia a studiare musica lirica, come baritono, prendendo lezioni da un maestro italiano di Bologna che viveva in quegli anni in Egitto. Per potersi mantenere gli studi di canto e di violino il sedicenne Sacco trovò impiego come aiutante in un laboratorio chimico: alla mattina lavorava ed al pomeriggio studiava musica. Ma dopo un anno decide di abbandonare il lavoro presso il laboratorio e costituisce un complesso di musica leggera in cui canta e suona il violino, anche se continua a nutrire la grande passione per la lirica. Dopo aver vinto il concorso all’ Helmia Palace cantando “Torna a Surriento”, davanti ad un sconosciuta Jolanda Gigliotti (futura Dalida, nata anch’ essa in Egitto) nel 1952, contro il parere del padre, Clemente decide di lasciare l’ Egitto per tornare al Suo Paese d’ origine: l’ Italia. Si trasferisce così a Milano. Nella città Meneghina Sacco non conosce nessuno, ha diciannove anni e deve inventarsi qualcosa per vivere: sfruttando il suo fisico da culturista si presenta al Campo Giurati dove c’era una palestra di Body Building, gestita da un certo Sironi che gli  offrì la cifra di diecimila lire al mese per fare da istruttore. Nel frattempo continuava i suoi studi alla Civica Scuola di Musica a Milano, che era prestigiosa quanto il Conservatorio, ma sicuramente più economica. Nel 1954 il Maestro tenore Renzo Pigni (padre della famosa Paola Pigni) gli insegnò a cantare quattordici opere a memoria: ma dopo diversi rifiuti, come quelli del Teatro Sociale di Mantova e del Teatro Nuovo di Milano, nel 1955 Clemente prende una decisione drastica: basta con la musica lirica, si passa alla musica leggera. Nel 1956 partecipa all’ audizione organizzata dal noto pianista Santé Palombo per sostituire il cantante Arturo Testa che aveva abbandonato il suo complesso per firmare un contratto per la RAI. Fu il cantante prescelto ed entrò a far parte dell’Orchestra di Palombo per un cachet di 2.500 lire per serata (per cinque serate alla settimana). Nel corso dei mesi Clemente cambiò più volte formazioni, cantando per le orchestre di Cosimo Di Ceglie (noto chitarrista jazz dell’epoca), Emilio Vercelli, Carlo Cordara e Freddy Mancini. Nonostante i buoni guadagni, Clemente oltre a cantare continua a svolgere un’attività lavorativa parallela per arrotondare le proprie entrate, vendendo macchine da scrivere per la ditta Everest. Nel 1958, per l’ultima volta si fa tentare dalla musica lirica. Su consiglio di Dilvo Storti, suo collega sul lavoro e aspirante basso, nel mese di maggio accetta un ingaggio a Capri dove per 50.000 lire al giorno (una cifra astronomica per l’epoca) canta per una settimana musica lirica. Commette però il grave errore di non comunicare in ditta, ed alla sua attuale orchestra, la sua assenza per una settimana: così di ritorno da Capri si ritrova con 350.000 lire in tasca… ma senza lavoro in ditta e senza più un contratto con la sua orchestra. Prova così con l’avanspettacolo. Supera un’ audizione al Teatro Smeraldo sfoggiando il suo repertorio internazionale ma contemporaneamente conosce Miki Del Prete che lo porta con se per una stagione ad Alassio presso la Villa Romana dove si reinventa presentatore. Ma la solita indisciplina ed irriverenza di Clem lo compromettono. Viene infatti sollevato dall’incarico dal gestore di Villa Romana, Claudio Parola, alla terza serata, dopo aver fatto una presentazione molto “precorritrice” per i tempi. Infatti nel chiamare sul palco il numero principale della serata Clem affermò: “Signore e Signori, siamo al clou della serata, siccome a Vittorio Paltrinieri piace la bernardona, vi canterà la “Bernardina””. Torna a Milano e sfruttando la sua conoscenza della lingua inglese viene ingaggiato come cantante “americano” dal signor Gerbella, gestore del locale “La Maggiolina”. Spesso il locale è frequentato da Adriano Celentano con la sua fidanzata Milena Cantù e da Miki Del Prete. Proprio Miki propone a Clem di entrare nella scuderia della neo formata casa discografica “Smeraldo Records”. Per la casa discografica con sede a Milano in Bastioni di Porta Nuova n° 10, Clem incide così nel 1958 il suo primo 45 giri : “You Are My Destiny” / “Glemdora” (Smeraldo Records SR 5001) che verrà pubblicato sul mercato discografico italiano nello stesso anno. Nel mentre Clem viene a sapere che Santé Palumbo, il pianista che in un certo senso lo introdusse nel mondo della musica leggera, è diventato padre di una bambina chiamata Agnese, così Clem, come segno di riconoscenza e di amicizia, le dedica la sua prima composizione Rock, ovvero “Agnese’s Rock” pubblicato sempre su 45 giri “I Need You” / “Agnese’s Rock” (Smeraldo Records, SR 5002) sempre nel 1958. Dopo pochi mesi la casa discografica del conte Longoni chiude i battenti per cui Clem Sacco passa dalla “Smeraldo Records” alla “Carisch” per cui incide soltanto quattro canzoni pubblicate nel febbraio del 1960 su due singoli: “Spacca, Rompi, Spingi” / “Il Peccatore” (Carisch VCA 26090) e “Banana Rock” / “La Ragazza Dai Capelli Di Nylon” (Carisch VCA 26093). Nel 1960 per la seconda volta cambia nuovamente casa discografica, passando alla Durium. Per l’etichetta milanese Clem incide dieci 45 giri, il più famoso dei quali è senza ombra di dubbio “Oh Mama Voglio L’ Uovo Alla Coque” / “E’ Nato L’ Amor” (Durium LdA 7080) pubblicato nel novembre del 1961. Ad accompagnarlo nelle sue incisioni un complesso di tutto rispetto con alcuni musicisti che sarebbero entrati nella storia della musica leggera italiana: basti pensare a Gino Santercole e Gigi Rizzi alle chitarre ed Enrico Maria Papes alla batteria.

E proprio legato alla canzone “Oh Mama Voglio L’ Uovo Alla Coque” c’è un curioso aneddoto da ricordare. Nel 1961 la canzone viene presentata da Clem al Festival del Rock’ n’ Roll al Teatro Smeraldo di Milano. In gara nella manifestazione canora partecipava anche Adriano Celentano, stella incontrastata del primo rock’ n’ roll italiano di quegli anni. Anche in questa occasione il pubblico è tutto per lui, gli altri cantanti fanno poca breccia nel cuore del pubblico. In questo contesto a Clem viene in mente una idea geniale per colpire il pubblico in sala. Manda il capo scena a comprare delle uova sode che gli vengono consegnate dietro le quinte e nel mentre l’artista Italo-Egiziano si spoglia restando in mutande leopardate. Il presentatore della manifestazione, Romano Villa, chiede a Clem se tutto sia a posto … Clem viene quindi presentato come “il Tarzan del ring, il fusto del rock…” . Il pubblico sta ancora acclamando Celentano quando si vede comparire sul palco questo uomo con il fisico da culturista in mutande leopardate che lancia su di loro delle uova cantando “Oh Mama Voglio L’ Uovo Alla Coque”: i giovani milanesi impazziscono, un putiferio, un successo clamoroso. Il giorno dopo i quotidiani danno grande risalto alla strampalata esibizione di Clem Sacco sul palco dello Smeraldo. Clem viene convocato da Krikor Mintangian (il cui cognome viene talvolta italianizzato in Mintangian), il presidente armeno della Durium, ed è convinto di ricevere un’accoglienza da super star, del resto a Milano non si parla d’altro se non del suo “Uovo Alla Coque” eseguita in mutande. Il patron è invece infuriato: “Lei ci ha trascinato nella vergogna con quella schifezza di spettacolo”. Clem, che ovviamente era già stato censurato a priori dalla RAI e dalle radio, si ritrova senza casa discografica e marchiato da un pregiudizio mediatico che da quel giorno diverrà sempre più ostinato nei suoi confronti. In suo soccorso arriva, però, Adriano Celentano che in quello stesso anno deve partire per il servizio militare. Clem Sacco è quindi chiamato a sostituire per quindici mesi il “Molleggiato” nelle esibizioni dal vivo dei “Ribelli”, il gruppo musicale di Celentano. Come ricorda Natale Massara, all’epoca sassofonista dei Ribelli: “Con il consenso di Adriano sui manifesti compariva questa scritta: Il Clan Celentano presenta i Ribelli, canta Clem Sacco. Clem era l’unico sulla piazza che potesse avvicendare il Capo di cui riproponeva tutto il repertorio aggiungendo poi i propri pezzi che erano esilaranti ed esplosivi. La gente si divertiva un mondo: Clem era una forza della natura“. Al rientro dalla naia Celentano, come ringraziamento,  incide “Basta”, una canzone composta da Clem Sacco ed accreditata a “De Vera – Lossani”, pubblicata nel 1961 su 45 giri “Non Esiste L’ Amor” / “Basta” (Jolly Hi-Fi Records J 20137). A questo punto Clem Sacco fonda il suo complesso “I Califfi” con Gigi Rizzi e Enrico Bezzini alle chitarre, Franco Monti al basso e Carmelo alla batteria. Ma per lui è troppo tardi per il successo, alla Durium gli artisti su cui si punta sono altri, Marino Marini e Little Tony su tutti, inoltre l’esibizione al  Festival del Rock’ n’ Roll al Teatro Smeraldo di Milano proprio non era andata giù ai funzionari della casa discografica milanese e è quindi la goccia che fa traboccare il vaso. Così Clem lascia la Durium e fa una scelta molto azzardata e innovativa per l’epoca: fonda la sua casa discografica, la CSR (Clem Sacco Records), uno dei primissimi esempi di etichetta discografica indipendente in Italia, per sostenere la sua attività artistica. Il primo singolo uscito sul mercato discografico italiano per la sua nuova casa discografica è “Balliamo Il Twist” / “Niente” su 45 giri Clem Sacco Records 101 nel 1963. Sempre in quei primi anni sessanta l’ Editore di Milano Daniele con il produttore Pompili ed il regista Vittorio Molinari decisero di fare cinque video per il fenomeno nascente dell’epoca: il cine-box, di cui il titolare era il commendator Angelo Bottani, il braccio destro dell’allora presidente dell’ Inter Angelo Moratti. I video che furono girati avevano per colonna sonora:

  • Oh Mama, Voglio L’Uovo Alla Coque” ;
  • “Il Deficiente” ;
  • “Vino, Chitarra e Luna” ;
  • “L’Angolino Dell’ Amor” ;
  • “Chunga Twist”.

I cinque video, veri e propri precursori degli attuali videoclip, sono gettonatissimi. Il cinebox piazzato nella stazione ferroviaria Centrale di Milano fa registrare più di trecento visualizzazioni al giorno, ma i mancati passaggi in televisione e, soprattutto, la censura RAI ed il cartellino rosso mostratogli dal potentissimo Mintangian  della Durium si fanno sentire come un macigno ed, anche in questo caso, così come dopo le incomprensioni con la Durium, la carriera di Clem stenta a decollare ed anzi rendono la sua musica, antesignana dell’ attuale musica trash e demenziale, un prodotto fuori mercato.

Da registrare, nel 1964, la partecipazione di Clem al musicarello “Canzoni, Bulli E Pupe” diretto da Carlo Infascelli. Nel film musicale, che tra gli altri vede la partecipazione di Franco e Ciccio (Franco Franchi e Ciccio Ingrassia), di Alice ed Ellen Kesler (le famose Gemelle Kesler), di Giliola Cinquetti, di Nini Rosso e di Bruno Filippini, Clem Sacco interpreta il ruolo di Pasquale, un carcerato matto, e canta due canzoni: “L’Angolino Dell’ Amor” e “Il Deficiente – Papà, Voglio Un Quarto Di Leone”.

Purtroppo però tutto ciò non è sufficiente a lanciare in modo definitivo la carriera di Clem, anzi ora anche le serate nei locali iniziano a mancare. Clem si trova in serie difficoltà economiche, tanto da non riuscire più neppure a pagare l’ affitto dell’appartamento in cui vive. Ricevuto lo sfratto dalla padrona di casa si trova così obbligato ad accettare l’offerta di essere ospitato da un suo amico, nonché ex collega alla Ditta Everest, Sergio Casorati. Non tutti i mali però vengono per nuocere. Infatti se le cose dal punto di vista professionale non vanno troppo bene … almeno dal lato affettivo le cose iniziano a prendere la piega giusta. In casa Casorati Clem prima conosce, e poi si innamora di Lella, la sorella di Sergio. I due si sposeranno nel maggio del 1964 e nel 1966 ebbero la prima loro bambina, Simona a cui Clem dedica una canzone “Mia Piccola Simona”(più tardi Clem e Lella avrebbero avuto un figlio maschio che chiamarono Omar ed a cui Clem dedicò la canzone “Omar’s Rock”). In questi anni difficili dal punto di vista artistico Clem accetta qualsiasi ingaggio, si trova così a suonare nell’agosto del 1965 al Dancing Milano di Bordighera accompagnato dai suoi Califfi anche se la loro musica non era gradita dalla Direzione. I contrasti con la stessa Direzione del dancing fanno sciogliere a fine estate il suo complesso e così Clem a settembre si unisce ai “Kites”, una nota cover band dei “Beatles” di Ventimiglia molto attiva sulla riviera ligure, per una serie di concerti al “Kursaal Club” di Bordighera per la chiusura della stagione. I concerti riscuotono un buon successo, il repertorio è un mix fra quello dei Califfi e quello di “Kites”, che Clem accompagna suonando le congas. Ad ottobre Clem porta i “Kites” a Milano e produce con la sua CSR un 45 giri con le prime composizioni del bassista Maurizio Pillon, curandone il mixaggio e contribuendo anche alla composizione della canzone rilegata al lato A del disco. Il risultato è il singolo “E’ Svanito” / “Ti Chiedo” (Clem Sacco Records 100 – A) un 45 giri molto raro e ricercato sul mercato del collezionismo del vinile italiano. Senza i suoi “Califfi” nel 1966 Clem inizia a fare il piano-bar accettando ingaggi  soprattutto nel Nord Europa. In Svizzera gli tagliano le gomme dell’auto e gli gettano delle palline sul pianoforte durante le sue esibizioni. Disperato torna a Milano e non vuole più saperne di andare all’estero. Inizia così a suonare il pianoforte in un ristorante di Via Dante nella città meneghina. Prova anche a svolgere l’attività di ristoratore, rilevando la gestione dello stesso ristorante in cui suona ma viene coinvolto a sua malgrado in un giro malavitoso che gli comporta la perdita del suo appartamento e minacce di morte a causa del mancato pagamento del pizzo. Spaventato, per proteggere la sua famiglia, abbandona Milano e si trasferisce a Como dove lungo il giorno svolge la mansione di giardiniere per un Conte ed alla sera torna a cantare al ristorante “Funicolare”. Sul finire del decennio però le chiamate degli impresari si fanno attendere ed il mondo dello spettacolo sembra averlo già dimenticato. Finalmente un impresario lo contatta, non tutte le porte sono chiuse, una possibilità ci sarebbe, anche se si tratta di una proposta indecente, che tutti gli artisti contattati in precedenza hanno rifiutato, quasi un marchio di infamia. La proposta è quella di esibirsi per sei mesi sul palcoscenico dell’ Alexander Bar, uno storico locale di Milano per omosessuali sito vicino a Porta Genova. Sacco, che ha due figli ed una moglie da mantenere, accetta con il solito entusiasmo l’offerta ricevuta e veste i panni di Clementina Gay con tanto di abito da donna e di parruccona bionda, interpretando un repertorio che spazia dal rock’ n’ roll allo swing, dal soul al pop. Nel 1973 viene a sapere della morte dell’estorsore che lo perseguitava e quindi può finalmente tornare nella sua amata Milano con la famiglia. Contemporaneamente nasce il secondogenito Omar.

Per sbancare il lunario Clem si presenta da un suo vecchio conoscente che cerca un rappresentante per la vendita di occhiali. A quarant’anni finalmente trova la stabilità economica però a caro prezzo. Di giorno svolge la mansione di rappresentante e di notte fa il cantante. Lavorando giorno e notte non può neanche più tornare a casa e così acquista un camper: spesso lo si trova a dormire a porta Garibaldi. Canta da mezzanotte alle sei del mattino, dalle sei alle undici dorme nel camper, dalle undici alle venti attraversa in lungo e per largo tutto il Nord Italia per vendere i suoi prodotti. La sera riposa un paio d’ore e poi riprende a cantare. Questa vita la conduce fino all’età di sessantacinque anni.

Tra il 1985 ed il 1990 gira i mari e gli oceani di tutto il mondo facendo il cantante su navi da crociera. Sfinito dalle diverse attività lavorative decide di trovare un posto dove trascorrere la sua vecchiaia. Inizia così a studiare diverse soluzioni: Stati Uniti (New York, Los Angeles, San Francisco), Brasile, Cuba, fino a quando nel dicembre del 1993 si trova a Tenerife e si innamora dell’ isola. Abbandona tutto e si trasferisce sull’isola spagnola dove si procura da vivere con degli ingaggi di piano-bar in diversi ristoranti ed alberghi della zona.

Nel 2003 viene contattato da Michele Bovi, caporedattore del Tg2 della Rai, che si occupa all’epoca della redazione di un libro sulla storia dei Cinebox “Da Carosone A Cosa Nostra. Gli Antenati Dei Videoclip” edito nel 2007 da Coniglio Editore. Questa è una rivincita per Clem Sacco. A distanza di più di quarant’ anni dal suo debutto sul mercato discografico italiano, a più di settant’ anni di età, si riaccendono per l’artista italo-egiziano i riflettori della notorietà. A partire dal 2006 Clem Sacco torna così ad esibirsi nel suo repertorio demenziale sui palcoscenici italiani. Lo invitano persino in trasmissioni di quella RAI che quarant’ anni prima lo aveva messo aòl bando a eguito della sua performance al Festival Del Rock’ n’ Roll di Milano al Teatro Smeraldo. In gran forma, con una voce potente, ancora molto intonata e credibile ed una vitalità da far diventare verde dall’invidia tanti artisti molto più giovani di lui, nel 2009 Clem partecipa al programma di RAI UNO I Migliori Anni” dove si esibisce con la canzone “Baciami La Vena Varicosa”.

Il 13 marzo dello stesso anno si esibisce con successo al Live Club di Trezzo Sull’Adda, cantando tutti i suoi cavalli di battaglia e segnando, così, il ritorno (finalmente) trionfale sul palcoscenico. Ad accompagnarlo in quella occasione sono presenti il suo vecchio batterista, poi divenuto leader de“I Giganti” Enrico Maria Papes, come anche l’autore originale del brano “The American Cry”, Gigi Rizzi. La serata viene anche annunciata  e pubblicizzata all’interno del Tg2 dell’ 11 marzo, dove Clem Sacco ha parlato brevemente della sua carriera e ha presentato un nuovo brano intitolato “Se Tu Mi Vuoi”.

A seguito del concerto, viene concessa una esaustiva  intervista alla rivista Jamboree (Maiotti Editore di Milano) in cui Clem ripercorre le tappe fondamentali della sua pluridecennale carriera. Gli verrà dedicata la copertina del numero 64 di gennaio-marzo 2009 del periodico. Il 18 agosto dello stesso anno è ospite al famoso “Summer Jamboree” di Senigallia  (festival annuale incentrato sulla musica e la coltura degli anni ’40/’50 che si tiene nella cittadina delle Marche).

Nel 2010 sempre su RAI UNO partecipa  al programma “Ciack… Si Canta“, dove viene presentato un videoclip per la canzone “Baciami La Vena Varicosa” che per l’occasione viene diretto e sceneggiato da Asia Argento e Michele Civetta.

Il 24 marzo 2012 si esibisce nuovamente, dopo tre anni, al Live Club di Trezzo Sull’Adda riscuotendo grande ammirazione da parte del pubblico.

Di seguito il video della canzone “Oh Mama, Voglio  L’ Uovo Alla Coque” la canzone che venne eseguita  da Clem Sacco sul palco del Festival Rock’ n’ Roll del Teatro Smeraldo di Milano in mutande leopardate nel 1961:

Di seguito la versione di “Oh Mama, Voglio  L’ Uovo Alla Coque” eseguita dai “The Beat Circus & Friends” in occasione del concerto BEAT IT del 20 maggio 2017 al Teatro Iris di Dronero (CN):

 

BIBLIOGRAFIA:

 “Adriano Celentano 1957-2007: Cinquant’ Anni Da Ribelle”, Sergio Ciotti, 2007, Editori Riuniti di The Media Factory srl, Roma;

“La Felicità Costa Un Gettone. Storia Illustrata Del Primo Rock’ n’ Roll italiano. Con LP”, Tiziano Tarli, 2009, Arcana Editore, Roma;

La Lapide Della Mia Tomba 1933 – 20 ..? Autobiografia Di Clem Sacco”, Clem Sacco, 2012, Maurizio Maiotti Editore, Milano;

Gli Urlatori, Tutti I Figli Italiani Di Elvis”, Enzo Giannelli, 2012, Gruppo Armando Curcio Editore S.p.A, Roma;

Cuori Matti: Dizionario Dei Musicarelli anni ‘ 60”, Daniele Magni, 2012, Bloodbuster snc, Milano;

Cinebox Vs Scopitone, Canzoni Da Guardare”, Michele Bovi, 2014, Arcana Editore, Roma;

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