8 dicembre 1980: a New York muore John Lennon


8 DICEMBRE 1980: A NEW YORK MUORE JOHN LENNON

Così come tutti i fan di Elvis Presley ricordano con precisione cosa facevano e dove si trovavano il 16 agosto 1977, giorno della morte del re del rock’ n’ roll, così tutti gli amanti della musica non possono non commemorare l’ 8 dicembre. Una data tristemente ricordata per la morte di colui che negli anni ’60 era stata una delle icone della musica rock per eccellenza: John Winston Lennon, il Beatle ribelle. Sono infatti passati esattamente trentaquattro anni da quel triste 8 dicembre 1980, quando il quarantenne ex leader dei Beatles venne assassinato da Mark David Chapman davanti al Dakota Building di New York, dal 1975 residenza di John e della moglie Yoko Ono.

Dopo cinque anni di inattività artistica e di allontanamento volontario dalla scena pubblica, nel 1980, John, rigenerato dalla nascita del secondogenito Sean e da un rinnovato feeling con la compagna Yoko, si recò negli studi di registrazione Hit Factory di New York per registrare un nuovo album, il settimo della sua carriera solista dopo lo scioglimento dei Beatles, ovvero “Double Fantasy”, che venne pubblicato il 17 novembre di quello stesso anno, su Geffen K99131, e che decretò il ritorno dell’ex Beatle al vertice delle classifiche di vendita dei 33 giri sia in U.S.A. che in Inghilterra.

L’ 8 dicembre 1980, Chapman si appostò davanti all’entrata della residenza di Lennon, il palazzo Dakota in Central Park a Manhattan (New York City). Pratica che veniva svolta quotidianamente da decine di fan dell’ex Beatle alla caccia di un saluto, di un autografo e di una stretta di mano di John che dal 1975 conduceva una  vita  da “normale” cittadino a New York, città che da sempre gli ispirava fiducia e sicurezza, tant’è che mai fece ricorso a servizi di sicurezza personali.  Quando il musicista uscì dal suo appartamento del Dakota, si fermò come suo solito a salutare i fans, quindi strinse la mano a Chapman e gli autografò la copertina del suo ultimo album, il sopracitato  “Double Fantasy”.

Il fotografo Paul Goresh era casualmente presente quando John Lennon autografò l’album a Chapman e immortalò la scena in una celebre fotografia che ritrae insieme l’assassino e la sua prossima vittima. Quindi, Chapman rimase sul posto per altre quattro ore in attesa del rientro a casa dei coniugi Lennon.  Alle 22:50, vedendo John che rientrava insieme alla moglie Yoko Ono, Chapman lo chiamò e gli disse «Ehi, Mr. Lennon! Sta per entrare nella storia» e quindi gli esplose contro cinque colpi di pistola, una Charter Arms Calibro 38. Quattro dei proiettili colpirono Lennon e uno di questi trapassò l’aorta; Lennon fece in tempo a fare ancora qualche passo mormorando «Mi hanno sparato» prima di stramazzare al suolo. Trasportato d’urgenza al Roosevelt Hospital, John Lennon fu dichiarato morto alle 23:09.

Al momento dell’omicidio, Chapman aveva con sé una copia de “Il Giovane Holden”, romanzo scritto nel 1951 da J.D. Salinger. Dopo aver commesso l’orrendo crimine, rimase impassibile sulla scena del delitto, tirò fuori dalla tasca della sua giacca la copia del libro di Salinger e si mise a leggere fino all’arrivo della polizia. Il custode del Dakota Building, Mr. Perdomo, gridò a Chapman: «Lo sai che cosa hai fatto?», al ché Chapman rispose freddo: «Si, ho appena sparato a John Lennon».

I primi poliziotti ad arrivare sulla scena del delitto furono Steve Spiro e Peter Cullen, che erano di pattuglia sulla 72ª Strada ed a Broadway quando sentirono la notizia che un uomo era stato ferito dai colpi di un’arma da fuoco nei pressi del Dakota. Gli agenti accorsi si accorsero subito che le ferite riportate da Lennon erano molto serie per cui, non potendo aspettare l’ambulanza, decisero  di trasportare il corpo di Lennon nell’auto della polizia per portarlo al vicino Roosevelt Hospital. Mark David Chapman venne arrestato senza che opponesse resistenza.

Tre ore dopo il suo arresto, Chapman affermò: «Sono sicuro che una grossa parte di me sia Holden Caulfield, il resto di me deve essere il diavolo». Chapman in seguito dichiarò di essersi procurato l’arma da fuoco nell’ottobre dello stesso anno e di essersi recato subito dopo a New York e di essersi appostato fuori dal Dakota per tre giorni con l’intento di uccidere John, senza però averlo mai incrociato. Nel novembre Chapman ci riprovò, annunciando per giunta telefonicamente l’intenzione a suoi familiari. Ma anche questa volta fece ritorno ad Honolulu nelle isole Hawaii ,dove viveva, senza essere riuscito a portare a termine il suo folle progetto. Disse anche che le sue azioni avevano lo scopo di ottenere attenzione, oltre che di rendere giustizia agli ideali di una generazione. Per anni Chapman era stato un fan accanito dei Beatles, ed in particolare di John Lennon. Nella sua ossessione arrivò nel 1979 a sposare una ragazza americana di origini giapponesi, Gloria Hiroko Abe, che gli ricordava la moglie di John, Yoko Ono. Con il passare del tempo la venerazione nei confronti di John si trasformò in odio: il ragazzo di Liverpool che predicava la pace nel mondo, che auspicava l’uguaglianza tra le classi sociali e che lottava per i diritti dei più deboli in realtà conduceva una vita sregolata, caratterizzata dal lusso e scandita dagli abusi (basti pensare all’uso di droghe, alla dipendenza dall’alcool o al famoso “lost Week”). Secondo la mente malata di Chapman, John aveva tradito gli ideali di una generazione, quella degli anni 60, e pertanto andava punito. Fu accusato di omicidio di secondo grado (codice USA) e si dichiarò colpevole, ricevendo oltre all’ergastolo una pena supplementare di venti anni di reclusione. Nel 2000 gli è stata rifiutata la prima richiesta di scarcerazione sulla parola. Attualmente Chapman si trova nella prigione di Wende, nello stato di New York, dopo essere stato  trentadue anni nel penitenziario di Attica (a favore dei detenuti della quale, per triste ironia della sorte, John aveva cantato “Attica State” il terzo brano del lato A di “Some Time In New York City”, il terzo pubblicato dopo lo scioglimento dei Beatles, il 12 giugno 1972 in U.S.A. ed il 15 settembre 1972 in Inghilterra su etichetta Apple). La vedova di John, Yoko Ono, non ha mai perdonato il folle gesto di Chapman e più volte ha esternato il suo desiderio che il folle delinquente non venga mai scarcerato. Fino ad oggi le richieste di libertà vigilata per Chapman sono state otto, una ogni due anni, ma gli sono state tutte respinte.

 FRASI CELEBRI

La vita è qualcosa che succede mentre siamo occupati a far altro”.

La realtà toglie molto all’ immaginazione

Quando avevo cinque anni, mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. Quando andai a scuola, mi chiesero cosa volessi essere da grande. Scrissi “felice”. Mi dissero che non avevo capito il compito, ed io dissi loro che non avevano capito la vita.

Credo in tutto finche’ non è provato il contrario.”

Di seguito una delle canzoni che maggiormente rappresentano John Lennon nella sua fase solista della carriera dopo lo scioglimento dei Beatles, “Imagine” brano dell’album omonimo “Imagine” (pubblicato in U.S.A. il 9 settembre 1971 ed in Inghilterra l’ 8 ottobre 1971) e pubblicato come singolo in U.S.A. l’ 11 ottobre 1971 con “It’S So Hard” come B-side:

BIBLIOGRAFIA:

L’Arte e La Musica Di John Lennon“, John Robertson, 1995, Tarab Edizioni, Firenze;

Le Canzoni di John Lennon“, Riccardo Russino, 2000, Editori Riuniti, Roma;

Lennon Legend: Vita Illustrata di John Lennon“, James Henke, 2003, Rizzoli Libri Illustrati;

John Lennon“, Francesco Clemente, 2010, Casini Editore, Roma;

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